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Lavoro, Uil: tredici proposte per superare rischi 'Gig economy'

Credits: Getty Images
2' di lettura

Il lavoro prestato attraverso le piattaforme digitali al centro del progetto 'Don’t Gig up! Estendere la protezione sociale ai lavoratori della Gig economy' cofinanziato dalla Commissione europea

Tredici proposte politiche per contrastare l’abuso dei contratti atipici, promuovere l’attività sindacale, migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni dei lavoratori delle piattaforme digitali. Di questo si è discusso a Roma, presso la sede del Cnel e con esperti internazionali, nel corso della conferenza finale del progetto 'Don’t Gig up! Estendere la protezione sociale ai lavoratori della Gig economy'. Il progetto 'Don’t Gig Up!', cofinanziato dalla Commissione europea, è stato realizzato da una rete di centri di ricerca e sindacati da Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna e Svezia, tra cui la Fondazione Giacomo Brodolini e la Uil per il nostro Paese.

Veronese (Uil), ‘consegne e lavoretti mettono a dura prova tutele sociali’

"Sono diversi, ormai, i settori e le occupazioni -ha commentato la segretaria Confederale Uil, Ivana Veronese - in cui la cosiddetta Gig economy, dove il lavoro è prestato tramite piattaforme digitali come Glovo, Uber e Clickworker, prova a imporsi, spesso proponendo un modello economico in cui paga e orari di lavoro diventano funzione diretta di consegne e 'lavoretti' estemporanei". "Per molti aspetti -ha aggiunto Veronese- si tratta di un modello che soddisfa il consumatore, mettendo, però, a dura prova le tutele lavorative e sociali. Durante i due anni del progetto, i partner hanno sviluppato un percorso di analisi e confronto con approfondimenti su iniziative e pratiche d’interesse nei Paesi coperti". "Per quanto concerne l’Italia sono state analizzate la Carta di Bologna, il contratto della logistica, che ha disegnato regole per i 'rider' nell’ambito del lavoro subordinato, e le attività di Networkers, il coordinamento dei lavoratori su piattaforme digitali del sindacato Uiltucs", ha precisato l'esponente sindacale della Uil. "I lavoratori delle piattaforme, così come più in generale - ha concluso Veronese - i tantissimi lavoratori precari che esistono nel nostro mercato del lavoro, nazionale ed europeo, devono essere al centro del lavoro, delle azioni e anche delle proposte politiche di un sindacato che sappia e voglia collocarsi con efficacia nella contemporaneità. Non possiamo trincerarci dietro un giudizio negativo della tecnologia e della digitalizzazione: dobbiamo chiedere e ottenere protezione sociale, certezza retributiva e previdenziale". 

 

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