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Teatro alla Scala, un trittico di capolavori della danza per la Fenice di Venezia

Roberto Bolle, alla Scala il sogno del Bolero

4' di lettura

Nella serata per raccogliere fondi per il teatro gravemente danneggiato dall’acqua alta, è andato in scena il trittico che ha chiuso la stagione: Symphony in C, Petite Mort e Boléro. Tre perle del Novecento in cui la coreografia si fonde perfettamente con la musica

“Spesso ho pensato che Mozart fosse cosciente del fatto che la sua vita fosse penosamente limitata ma che nonostante questo la comprendesse in tutta la sua ricchezza, nel suo lato buffo e in quello solitario. Mi pare che l’abbia vista come una strana “prova generale” per qualcosa di molto più profondo e pieno di significato”*. Non ha solo colto il senso più intimo delle composizioni di Mozart Jiří Kylián ma è stato capace di dare loro una forma, corporea, di immediata lettura visiva. Con Petite mort, tornato in scena al Teatro alla Scala di Milano insieme con Symphony in C di George Balanchine e Boléro di Maurice Béjart (FOTO), il coreografo fondatore del Nederlands Dans Theater, ha creato un capolavoro assoluto della storia della danza su due dei concerti per pianoforte e orchestra più famosi del celebre compositore: K 488 e K 467. Non c’è una nota che non sia colta e trasformata in un movimento capace di rispecchiare perfettamente la sua dinamica e forza espressiva. E il risultato, in una coreografia che porta sul palco erotismo e sensualità (il titolo, “petite mort" allude al piacere sessuale) è un susseguirsi di quadri e di pas de deux raffinati e fortemente corporei capaci di smuovere i moti dell’anima anche a chi è lontanissimo dal mondo del balletto. Pas de deux perfettamente interpretati dai danzatori del corpo di ballo della Scala che hanno dimostrato di aver assimilato in questi anni lo stile fortemente contemporaneo del coreografo ceco. 

Un inno alla danza classica

Così in Symphony in C, primo titolo della serata, ritroviamo quella stessa sintonia tra la musica (di Bizet) e la coreografia. D’altra parte George Balanchine era anche un direttore d’orchestra, oltre che un coreografo e un danzatore, e conosceva bene la musica. E ritroviamo anche tutta la maestria nel comporre i pas de deux, qui in pieno stile classico. In Symphony in C ci sono tutti gli elementi balanchiniani che hanno trasformato e innovato la danza classica : i fuori peso, le linee allungate, gli intrecci, la velocità di alcuni passaggi. Una coreografia difficilissima che rappresenta un vero e proprio inno alla gioia della danza.
Regali, briosi e tecnicamente precisi tutti gli interpreti principali dei quattro movimenti: Martina Arduino e Nicola Del Freo, Nicoletta Manni e Marco Agostino, Alessandra Vassallo e Claudio Coviello Maria Celeste Losa e Mattia Semperboni. 

Il ritorno di Roberto Bolle sul tavolo rosso del Boléro

A chiudere la serata, in un trittico che ha messo insieme forse i migliori esempi di coreografie capaci di descrivere la partitura, di esprimere la musica in tutta la sua pienezza e profondità, il Bolero di Béjart. Un ritorno sul tavolo rosso per Roberto Bolle (FOTO), che aveva interpretato per la prima volta questo balletto poco più di un anno e mezzo fa. “Su quel tavolo sale quasi un animale, un’essenza” aveva raccontato l’étoile a Sky Tg24 prima del suo debutto in questo ruolo. Un altro trionfo per lui, che nei 15 minuti del Boléro ha trascinato il pubblico in un crescendo che è poi esploso in altrettanti minuti di applausi. Un ruolo che, come ha ricordato a Sky Tg24 Roberto Bolle (VIDEO), può essere ricoperto sia da un uomo che da una donna. Come Luciana Savignano e Silvie Guillem, due delle più grandi interpreti in assoluto del capolavoro di Béjart. 

La serata per la Fenice di Venezia

Oltre a Roberto Bolle, si sono alternati nel Boléro Gioacchino Starace e Martina Arduino, che è salita sul tavolo rosso anche nella serata organizzata dalla Scala per raccogliere fondi a sostegno della Fenice di Venezia, fortemente danneggiata dall’acqua alta. “Era molto difficile manomettere il planning sotto il 7 dicembre - ha sottolineato il sovrintendente della Fenice Fortunato Ortombrina prima dello spettacolo, sul palco accanto a Alexander Pereira - Io dico sempre che la Fenice è il teatro più bello del mondo ma dico anche che la Scala è il teatro più grande del mondo. Grazie di cuore Scala”.
Prima ballerina del Teatro alla Scala, dalle braccia lunghissime che si intrecciano nella coreografia di Béjart, la Arduino ha tirato fuori una forza espressiva sorprendente in una serata che ha permesso di raccogliere 120 mila euro netti.
Il trittico ha chiuso la stagione 2018/2019 del balletto che aprirà il 17 dicembre con Sylvia, coreografia di Manuel Legris sulla partitura di Léo Delibes. Un debutto per il corpo di ballo scaligero. 

 

*tratto da un'intervista di Elisa Guzzo Vaccarino a Jiří Kylián

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