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Due donne alla Casa Bianca: la storia d’amore tra Eleanor Roosevelt e Lorena Hickok

4' di lettura

IL LIBRO DELLA SETTIMANA Negli anni Trenta la futura First Lady americana iniziò un’appassionante storia d’amore con una delle più note giornaliste dell’epoca, sotto gli occhi indiscreti dell’amministrazione. Ora un romanzo ne racconta la storia

Quando la vide per la prima volta aveva poco meno di quarant’anni. Fu un colpo di fulmine, o quasi: gli occhi azzurro-chiari, le mani affusolate, la lunga falcata la colpirono quasi all’istante.  Ma andiamo con ordine. All’inizio degli anni Trenta, Lorena Hickok era probabilmente la giornalista più nota d’America: per l’Associated Press aveva seguito il rapimento di Charles Augustus Lindbergh, il figlio di un celebre aviatore ritrovato in un boschetto due mesi dopo la scomparsa col cranio spaccato e il corpo in decomposizione. Le cronache della Hickok avevano suscitato scandalo e interesse: spinta dall’entusiasmo di un riscontro impensato, aveva deciso di seguire una pista improbabile, così il suo capo le aveva proposto secco: “Cambia aria e vai a occuparti di Eleanor Roosevelt; il maritino è destinato alla Casa Bianca”.  Qualche giorno, e si era ritrovata a tu per tu con la futura First Lady: non poteva immaginare che quell’incontro sarebbe stato l’inizio di una tormentata e appassionante storia d’amore, ora al centro di un gradevole romanzo da poco pubblicato da Fazi.

Il rapporto con Roosevelt

Il libro si intitola “Due donne alla Casa Bianca” (trad. G. Cuva, pp. 250, euro 18), l’ha scritto Amy Bloom ed è finito nello scaffale della fiction. Chi si aspetta però il classico romanzo epistolare e sentimentale dal sapore mèlo si sbaglia. Il suo primo grande pregio, infatti, è la solidissima base documentale: della storia tra Eleanor Roosvelt e la sua amante sono rimaste conservate oltre tremila lettere. Un materiale sterminato, che Bloom dimostra di conoscere e di saper plasmare restituendo il milieu presidenziale con un tocco e un garbo insolito. “Due donne alla Casa Bianca” non racconta infatti solo la storia d’amore tra Hickok e Mrs Roosevelt: è un ritratto realistico del complesso triangolo domestico vissuto a Washington. Non solo. Regala uno scorcio vivido di un’autentica istituzione americana come Franklin Delano Roosevelt, togliendone la polvere della retorica democratica, abbozzandone le spigolature delle avventure sentimentali e scandagliando i frastagliati rapporti con la moglie.

Una storia d’atmosfere

Più che un romanzo biografico è un romanzo di atmosfere, questo della Hickok, e infatti è in certe descrizioni che diventa raro. Accade quando, ad esempio, racconta “le cene lesbiche con alcune amiche di Eleanor”, tutte con l’occhio vispo e con addosso il tweed e gli eleganti bastoni da passeggio. Accade quando indugia sulla “divorziata che, dopo due Martini, disse che il giorno in cui aveva ottenuto il divorzio era stata felice quanto quello in cui si era sposata, e forse anche di più”, ed Eleanor dovette distogliere lo sguardo per l’imbarazzo. Ma accade anche quando descrive le telefonate gelide e affilatissime tra l’amante di Mrs Roosevelt e la figlia del presidente, subito dopo che quest’ultimo è morto. Sono la misura e il dettaglio le cifre narrative di questo romanzo in grado di restituire come le migliori biografie un’epoca, ma con la libertà di una narrazione letteraria e senza mai sbrodolare nella descrizione da romanzetto rosa.

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