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Scala, Winterreise: viaggio nell'inverno dell'anima firmato Preljocaj

Una foto di "Winterreise", coreografia di Angelin Preljocaj. Archivio Fotografico Fondazione Teatro alla Scala. Credit: Brescia-Amisano
4' di lettura

Per la prima volta il noto coreografo francese realizza una nuova creazione per il corpo di ballo scaligero sulle note del capolavoro di Schubert. “E’ un triangolo magico che unisce danzatori, musicisti e pubblico” spiega. Il balletto in scena fino al 9 marzo 

E’ un viaggio d’inverno, in quell’ultima stagione della vita fatta di vecchiaia, solitudine, ma anche di un piacere malinconico. Una conversazione intima all’interno di un triangolo magico che unisce danzatori, musicisti e pubblico. Angelin Preljocaj sintetizza così Winterreise, letteralmente “Viaggio d’inverno”, la sua nuova creazione sul capolavoro di Schubert in scena in prima assoluta dal 24 gennaio al Teatro alla Scala di Milano. Una coreografia inedita, la prima realizzata appositamente per il corpo di ballo scaligero dal celebre coreografo francese che ha firmato alcuni tra i più importanti balletti della storia della danza degli ultimi anni come Le Parc o Annonciation. “E' molto raro che io faccia creazioni per una compagnia che non sia il Ballet Preljocaj. E’ successo solo con l’Opéra di Parigi e il New York City Ballet. Gli artisti della Scala hanno però diversi miei lavori in repertorio e conoscono il mio stile” sottolinea Preljocaj. “La musica di Schubert mi frullava in testa da un po’. Aspettavo l’occasione giusta per crearci qualcosa sopra. Quando il direttore del corpo di ballo della Scala Frédéric Olivieri mi ha proposto di fare un balletto su musica da camera ho capito che questa sarebbe stata la volta buona”.

Danza, voce e pianoforte

Per realizzare il suo “Viaggio d’inverno” Preljocaj ha scelto di lavorare proprio sulla composizione originaria di Schubert che era stata scritta per cantante e pianoforte. “Era un’opera sulla solitudine e probabilmente proprio per questo il compositore aveva scelto questa soluzione e non un’orchestra”. Ad accompagnare i danzatori nei 24 lieder di Schubert un basso-baritono, Thomas Tazl, e James Vaughan al pianoforte. “La connessione tra quello che canto e i danzatori c’è sempre. Anche se a volte non li vedo è come se li sentissi” osserva Tazl, al suo debutto alla Scala. 12 i danzatori sul palco ma nessun protagonista. “Interpretano insieme una personalità con tante diverse sfaccettature come se fossero un diamante” ha spiegato Preljocaj in conferenza stampa.

Tra morte e piacere sulle note di Schubert

Nessun protagonista e nessuna storia. “Non è un balletto con struttura narrativa perché lo stesso Winterreise non lo è. Sono una serie di stati emotivi”. Stati d’animo che riportano al pieno romanticismo tedesco in cui è nata la stessa musica di Schubert. “E’ inevitabile il riferimento a Goethe e a I dolori del giovane Werther - sottolinea il coreografo - C’è un continuo desiderare la morte che è anche però un desiderare la cosiddetta piccola morte, cioè l’orgasmo. Tutto scorre su un doppio binario: la disperazione da un lato, la ricerca del piacere nella malinconia dall’altro". E aggiunge: "Schubert compose Winterreise un anno prima di morire di sifilide. Aveva solo 31 anni. Se si pensa a questo si coglie ancora meglio il collegamento tra il piacere sessuale e la morte”.

In viaggio verso la vecchiaia

Oltre alla coreografia, Preljocaj ha firmato i costumi: “Ho pensato a una transazione dal bianco e nero al colore che rappresenta una sorta di speranza che appare e poi scompare. Ho immaginato degli elementi materiali come il fumo o il petrolio”. Costumi che si snodano sui corpi dei danzatori in uno “spazio ovattato che si sviluppa in 24 momenti, 24 esplosioni di pensiero di un uomo che sta compiendo il suo ultimo viaggio, quello verso la vecchiaia che ha comunque i suoi momenti di colore” sottolinea la scenografa Constance Guisset. “E’ come essere al di fuori di un giardino d’inverno”. 

A Milano l’omaggio a Schubert

Winterreise, nuova tappa del ciclo di balletti su musica da camera, secondo titolo dopo lo Schiaccianoci di George Balanchine con cui si è aperta la stagione sulle punte del Piermarini, sarà in scena fino al 9 marzo con un’anteprima il 23 gennaio a favore della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus. L’omaggio della città di Milano a Schubert, per i 190 anni dalla scomparsa del compositore, proseguirà poi a febbraio al Teatro dell’Arte con Schwanengesang D744 di Romeo Castellucci coprodotto dal Festival di Avignone e dal teatro d’opera di Bruxelles e ispirato all’omonima raccolta di 14 Lieder composti da Schubert nello stesso anno 1828 in cui vide la luce Winterreise su testi di Rellstab, Heine e Seidl e pubblicata postuma.

 

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