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Gipi e Il ragazzo più fortunato del mondo

1' di lettura

Arriva in sala il secondo film da regista di Gipi: un'avventura spassosa e a tratti malinconica alla ricerca di un fan di fumetti

Incontrare Gipi per me è stata la parentesi più autentica, fresca e quasi familiare che ho vissuto per trenta minuti alla Mostra del cinema di Venezia lo scorso settembre. Seppur gli anni di esperienza ti vengano incontro nel riuscire a gestire lo stress di proiezioni, interviste, dirette, ritardi, maltempo, umido, afa e zanzare, vivi quei giorni e soprattutto gli incontri con le “star” sempre di corsa, sempre in affanno. Mi capita purtroppo raramente di riuscire davvero a fermarmi a fare due parole con chi ho di fronte a telecamera spenta.

Chi è Gipi?

Tutta questa premessa per dire che alla vigilia dell’uscita di “Il ragazzo più felice del mondo” seconda opera da regista di Gipi appunto, più che del film, che è davvero bello e surreale allo stesso modo, vorrei parlare dell’incontro con lui. Pioveva, eravamo nel piccolo cortile laterale dell’Excelsior al Lido e nonostante entrambi avessimo i minuti contati non ci andava proprio di iniziare l’intervista, perché avrebbe voluto dire smettere di chiacchierare. Premetto che, nonostante per ovvi motivi sapessi chi fosse e avessi visto/letto alcuni suoi lavori, non ero e non sono per nulla un’esperta di fumetti e illustratori. E’ un mondo che conosco poco e sul quale ne sa molto più di me l’amico e collega Roberto Palladino che ne scrive sul suo blog, "Fumettopolis". Bene, di Gian Alfonso Pacinotti ricordo la magrezza fragile, il nervosismo di trovarsi in un ambiente che ovviamente non gli era familiare ma allo stesso tempo la gioia quasi meravigliata di trovarsi lì, lui protagonista. Il tutto portato avanti con semplicità, serietà e rispetto per il suo lavoro e quello degli altri. Era divertito e timido, ironico e serioso, insomma una summa di contrasti immagino tipici di chi è abituato a lavorare in solitudine di fronte a un foglio con una matita in mano. Lui stesso mi raccontava che era stata proprio questa cosa qui, il doversi aprire al mondo, che lo aveva affascinato e quasi stordito in questa avventura cinematografica.

Il suo cinema

Il film potrebbe già finire nella prima “mitologica” scena in cui Gipi cerca di convincere il produttore Domenico Procacci a fare un film dal titolo  “La vita di Adelo” (non posso dilungarmi nella descrizione perché incorrerei in censura, ma vi assicuro che è geniale!). Poi il film tra il serio, il divertito e la costante ironia snocciola una storia vera che è quella di un uomo che da vennt’anni ormai manda lettere a vari illustratori, spacciandosi per un quindicenne loro fan e chiedendo un piccolo disegno per ricordo. A Gipi dunque, dopo una breve ricerca, viene in mente di raccogliere su un pulmino tutti i fumettisti raggiunti dalla lettera nel corso degli anni e di portarli all’uomo per renderlo, appunto, il più felice del mondo. Una sorpresa certo ma anche un gesto che potrebbe metterlo in crisi. Così mille dubbi accompagneranno lui e quei “matti” dei suoi amici coinvolti in un film che doveva essere un documentario ma che poi è diventato qualcosa di più. Qualcosa da vedere anche a chi i fumetti non li ama. Prima della diretta gli avevo chiesto se gli andasse di farmi un piccolo disegno a telecamera accesa. La risposta fu categoricamente negativa ma con sorriso. “Non ce la faccio- mi disse- mi imbarazza molto disegnare così a richiesta”. Alla fine me ne ero andata alla successiva intervista pensando che simpatici come Gipi quel giorno non ne avrei più incontrati.

 

 

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