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Dalla Luna a Venezia

Getty Images
3' di lettura

Le star arrivano al Lido, i giornalisti si mettono le mani nei capelli per schivare embarghi e ritardi e tutti aspettano Ryan Gosling che dopo aver fatto sognare la laguna con la La Land, prova a far sognare andando sulla Luna

Un blog sul cinema che inizia durante un Festival. Che fortuna e che fatica! Non vivranno d’altro, che non di immagini e di dialoghi, gli addetti ai lavori e il pubblico che saranno qui per quasi due settimane. E non vivranno d’altro, decisamente, nemmeno i giornalisti, me compresa, che cercherò di raccontarvi quello che vedrò e quello che sentirò. Si è partiti con tanta ambizione, fino ad arrivare sulla Luna. Damien Chazelle, il regista premio oscar a soli 32 anni per La La Land, è affezionato a Venezia, tanto da trovare confortante, ci raccontava, l’aver trovato tutto uguale a distanza di tempo. Ora presenta First Man, la straordinaria avventura del primo uomo sulla Luna: Neil Armstrong. Rigore, nervi saldi, guerra fredda alle spalle, polemiche sui soldi dei contribuenti spesi dalla Nasa e un’unica consapevolezza: far bene il proprio lavoro. Ricordo di aver letto l’intervista che gli fece Oriana Fallaci, prima dell’allunaggio, in cui si soffermava sulla “sua freddezza e sulla sua passione per la tecnica prima che per l’avventura”.

Gosling, dal Lido all'Oscar?

E’ in effetti, Ryan Gosling lo impersona così: viso pulito, lineamenti chiari e rassicuranti. Uno che sa di essere un bravo ragazzo e lo vuole far vedere a tutti i costi. Oggi ci ha accolto tutti con grandi sorrisi e misurate parole, impossibile strappargli una risata che andasse al di là del compitino che doveva svolgere. Poco male, questo film potrebbe portarlo dritto agli Oscar anche se lui, per scaramanzia, pensava solo a superare la prova del pubblico della Mostra. Ed è così: il pubblico dei Festival è spesso impietoso, più di quello che troviamo nei cinema di città. E, cosa davvero strana, lo è ancora di più con i film italiani. In questi giorni, bisognerà destreggiarsi tra imponenti e nemmeno troppo invisibili misure di sicurezza, controllo di borse e accrediti costanti, afa che non lascia mai il Lido nemmeno quando piove e aria condizionata al massimo abbassata al massimo nelle sale proiezioni. Poi ci sono le interviste, sempre in ritardo, gli embarghi che si fanno via via più assurdi e pressanti e le simpaticissime publicist delle star ( ossia i loro fidati agenti che amano rispondere “no” a qualsiasi domanda. Anche quando gli chiedi semplicemente come si chiamano).

Gli aneddoti del Festival

E da ultimo gli aneddoti, alcuni che non si possono raccontare. Ma uno piccolo posso dirlo: e spero che Paolo Genovese non si arrabbi. Lui è in giuria, quella presieduta da Guillermo del Toro , quella che consegna il Leone d’oro insomma. Bene, ci raccontava che ieri tramortito da un treno terribilmente in ritardo, buttato su una lancia a tutta velocità verso un party in cui avrebbe incontrato i suoi colleghi giurati, è stato accolto da una sorridente e bionda “ragazzina” che lo ha abbracciato felice di conoscerlo. Peccato che lui non l’abbia riconosciuta: era Naomi Watts. Ma Paolo è un signore e dice a di non averla riconosciuta perché sembrava molto più giovane della sua età. Ecco, il cinema è anche questo: una folle danza in cui ci si può, spesso, pestare i piedi. Il Circo è iniziato. Siete tutti invitati

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