Arrestata esponente Cambiamo! a Latina

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Toti: 'Non ha incarichi'. M5S: Toti sa chi c'è in mini partito?

E' polemica tra il movimento Cambiamo! di Giovanni Toti e le opposizioni, in testa il M5S, per la posizione della ex consigliera regionale del Lazio Gina Cetrone, che su disposizione del gip di Roma è stata arrestata con altre persone con le accuse di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso.
    Cetrone ha fatto carriera nel centrodestra. Dopo Forza Italia, Pdl e Fratelli d'Italia è arrivata a Cambiamo! con Toti. Sulla stampa locale del Lazio è indicata come coordinatrice regionale, sui social ci sono foto di lei con Toti, ma il comitato di 'Cambiamo' precisa: "Non ha ricoperto incarichi nazionali e regionali ma semplicemente fornito la propria disponibilità a collaborare". Il governatore Toti minaccia querele: "La signora Cetrone non riveste alcun incarico, non è mai stato preso in considerazione di assegnarne uno. L'iscrizione non risulta formalizzata". Per Alice Salvatore (M5S) Toti "sicuramente non sa controllare chi fa cosa nel suo mini partito".

Con lei sono finite in carcere altre quattro persone: Armando, Gianluca e Samuele Di Silvio e Umberto Pagliaroli.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Gina Cetrone e il marito Pagliaroli nell'aprile del 2016, chiesero - secondo quanto si legge nell'ordinanza- "l'intervento di Samuele e Gianluca Di Silvio e Agostino Riccardo per la riscossione del credito" vantato nei confronti di un imprenditore dopo avere 'incassato' l'autorizzazione di Armando Di Silvio detto Lallà, capo dell'associazione di stampo mafioso". Cetrone e il marito Umberto Pagliaroli avrebbero convocato l'imprenditore presso la loro abitazione intimandogli il pagamento immediato della somma di denaro dovuta impedendogli di andare a bordo della sua auto. "In questo contesto - è detto in una nota - i Di Silvio e Riccardo minacciavano l'imprenditore prospettando conseguenze e ritorsioni". Una azione violenta che, stando all'accusa, avrebbe ottenuto risultati immediati alla luce del fatto che il giorno successivo la vittima dell'estorsione si è recata in banca e dietro "la stretta sorveglianza dei Di Silvio e Riccardo" che lo attendevano fuori dalla filiale, ha effettuato un bonifico di 15 mila euro in favore della società di Cetrone e Pagliaroli. Non solo: "per il disturbo" l'imprenditore consegnò 600 euro ai tre.
   

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