Corteo cittadini: Riprendiamoci Genova

@ANSA
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In tanti con T-Shirt 'Genovanelcuore', sfilano in 1500

 Il comitato degli sfollati di ponte Morandi ha aperto con il proprio striscione la manifestazione Riprendiamoci Genova organizzata dall'omonima associazione insieme ad altre. "Ogni manifestazione che ricorda la tragedia del ponte ci vedrà in piazza - ha detto Ennio Guerci, del Comitato degli sfollati - perché noi siamo parte della ferita anzi una delle parti più significative". In piazza della Vittoria sono attualmente radunate 1500 persone: come chiesto dagli organizzatori nessuna bandiera se non quella di San Giorgio simbolo della città. Molti genovesi indossano la maglietta 'Genova nel cuore'. In piazza tra gli altri anche una delegazione del comitato 'Oltre il ponte' che ha organizzato la manifestazione di lunedì degli abitanti della Valpolcevera contro l'isolamento della zona dopo il crollo del ponte. Oggi è stata riaperta via 30 Giugno, collegamento diretto col centro cittadino. In via XX Settembre il corteo è stato applaudito da chi stava passeggiando e gli organizzatori hanno gridato unitevi a noi".

"Genova, Genova" urla compatto il corteo che sfila per via XX settembre e chiede a gran voce il ponte. "Vogliamo il ponte" intonano i circa 1500 manifestanti e poi "Beppe Conte caccia le palanche", che in genovese significa i soldi. Le fila del corteo sono separate da striscioni bianchi e rossi che riprendono i colori della bandiera di San Giorgio. "Siamo una città che non chiede altro che futuro - dicono gli organizzatori quando il corteo arriva in piazza De Ferrari - Se c'è un modo per onorare le vittime del ponte è quello di fare tesoro delle energie che si sono risvegliate quel 14 agosto e recuperare il tempo perso in questi anni". Al di là della necessità di "recuperare lo spirito di comunità" a due mesi dalla tragedia, la manifestazione propone anche istanze concrete: "Chiediamo che almeno una parte della ricchezza generata dal traffico del porto rimanga alle istituzioni genovesi, come avviene a Marsiglia, a Barcellona, ad Amburgo - spiega Andrea Acquarone dell'associazione Che l'Inse - Non è giusto che Genova sopporti il peso di questo traffico, e non le resti niente. È una questione di giustizia; è una questione vitale: almeno il 10% dell'IVA generata dai traffici del porto deve rimanere alle istituzioni genovesi. Non possiamo più aspettare". In secondo luogo "chiediamo un grande progetto strategico di trasformazione urbana - aggiunge Camilla Ponzano di Riprendiamoci Genova - che veda la collaborazione delle istituzioni e della società civile, che vada al di là di un ciclo amministrativo e guardi davvero al futuro".
   

Data ultima modifica 13 ottobre 2018 ore 20:33

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