Recovery Fund, la Spagna non vuole i prestiti

Economia

Silvia Monsagrati

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Spain's Prime Minister Pedro Sanchez makes a statement as he arrives for the fourth day of an EU summit at the European Council building in Brussels, on July 20, 2020, as the leaders of the European Union hold their first face-to-face summit over a post-virus economic rescue plan. - The 27 EU leaders gather for another session of talks after three days and nights of prolonged wrangling failed to agree a 750-billion-euro ($860-billion) bundle of loans and grants to drag Europe out of the recession caused by the coronavirus pandemic (COVID-19). (Photo by Francisco Seco / POOL / AFP) (Photo by FRANCISCO SECO/POOL/AFP via Getty Images)

Dopo aver detto che non avrebbe chiesto i soldi del Mes, il governo iberico ora frena anche sugli aiuti di Next Generation EU, e del suo programma principale, il Recovery Fund

Next Generation Eu è il programma di aiuti europei che mette a disposizione dei Paesi europei 750 miliardi, di cui 360 sotto forma di prestiti e 390 a fondo perduto, cioè da non restituire. Per ottenere i soldi gli Stati devono presentare dei programmi di riforma dettagliati con misure che possano aiutare la ripresa economica in modo stabile, e siano orientate per la maggior parte verso l’economia sostenibile e lo sviluppo digitale. I piani nazionali, una volta approvati, vanno implementati, altrimenti si rischia di perdere parte degli aiuti. Il Mes invece è il Fondo Salva Stati. Al suo interno è stata creata una linea di credito appositamente per coprire i costi sanitari legati alla pandemia.

Perché la Spagna vuole rinunciare ai prestiti Ue?

Next Gen Eu potrebbe far arrivare nelle casse di Madrid 140 miliardi, più o meno equamente suddivisi tra prestiti e sussidi. Ma il governo iberico è orientato a prendere solo i sussidi e a rinunciare a quasi 70 miliardi di prestiti. Il problema è che, così come accade per il Mes, i soldi chiesti in prestito vanno restituiti, e vanno ad appesantire i debiti pubblici già gonfiati dalla pandemia (quello spagnolo nel 2020 crescerà di 125 miliardi e arriverà quasi al 120% del Pil). Per raccogliere i soldi la Commissione europea emette titoli di Stato. Vero che gli interessi sono bassissimi (vicini allo zero, come quelli del Mes), ma molti Paesi europei pagano interessi simili se non - come la Germania - inferiori. La Spagna per i bond decennali all’ultima asta ha pagato lo 0,2%, per quelli a 7 anni il tasso è praticamente a zero. Quindi potrebbe finanziarsi sui mercati a un costo praticamente uguale al prestito del Recovery Fund. Anche in quel modo creerebbe debito pubblico ma avrebbe le mani meno legate rispetto a come spendere quei soldi. Inoltre per chiedere la parte di Recovery Fund sotto forma di prestito c’è tempo fino al 2023.

Prestiti o sussidi?

Ci sono anche altri Paesi che si stanno orientando verso la decisione di chiedere, per il momento, solo la parte di sussidi di Next Generation Eu e di rinunciare ai prestiti (e che non hanno intenzione, o meglio, bisogno di chiedere il Mes). Ad esempio la Francia ha presentato un piano per la ripresa da 100 miliardi, 40 dei quali sono rappresentati dagli aiuti europei. In stragrande maggioranza si tratterà di sussidi. E lo stesso vale per la Germania, orientata a chiedere una ventina di miliardi di fondi Ue. Il Portogallo inizialmente ha detto che avrebbe preso solo i soldi a fondo perduto, ma ora non esclude di chiedere almeno anche i soldi in prestito, ma solo una piccola parte. Tutti questi Paesi hanno costi bassissimi per finanziarsi emettendo titoli di stato: il Portogallo ha tassi negativi sui bond a 7 anni e sotto lo 0,2% per quelli a 10 anni, mentre la Francia e la Germania hanno interessi negativi su entrambi.

E l’Italia?

L’Italia per finanziarsi con i titoli di Stato ha costi più alti. Sui Btp a 10 anni paga lo 0,9% di interessi, su quelli a 7 anni lo 0,3%. Anche per questo sembra orientata a chiedere sia la parte di prestiti che quella di sussidi di Next Generation Eu. Ragionamento analogo vale anche per gli interessi sui prestiti del Mes, su cui però pesano contrasti di natura più politica che finanziaria.

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