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Tassi negativi, ecco cosa sono e come funzionano

I titoli di Sky TG24 delle 18 dell'11 ottobre

6' di lettura

Introdotti per la prima volta in Italia da Unicredit per i conti correnti superiori ai 100mila euro. Per avere i soldi in deposito bisognerà pagare una percentuale. Tutto quello che c'è da sapere su una misura già in uso in diversi Paesi europei

Tassi d’interesse negativi sui depositi: Unicredit sarà la prima banca italiana ad applicarli. L’amministratore delegato Jean Pierre Mustier ha annunciato che saranno apllicati sui conti correnti superiori ai 100mila euro, a cominciare dal prossimo anno. Ecco tutto quel che c’è da sapere su questi nuovi tassi.

Cos’è un tasso negativo

Quelli che conosciamo e a cui siamo abituati sono tassi di interesse “positivi”: ossia, quando si acquistano alcuni tipi di prodotti finanziari (ad esempio, titoli di Stato) o si depositano soldi in una banca, si ottiene un profitto in percentuale al prezzo pagato o alla somma depositata. Col tasso negativo, al contrario, chiunque voglia depositare una certa somma o acquistare dei titoli di Stato paga – non incassa - qualcosa. Succede per esempio nel caso del tasso di deposito della Bce, dove sono le banche che, per depositare i loro soldi su un conto della banca centrale, devono pagare un certo corrispettivo. Ora, per quanto riguarda i conti correnti bancari, saranno i singoli risparmiatori a dover remunerare la banca. Perché? La risposta a questo apparente controsenso è da cercare nella “maggiore sicurezza” che questi prodotti o servizi garantiscono. Ad esempio, i titoli di Stato decennali e trentennali tedeschi e svizzeri sono gli unici, insieme a quelli della Danimarca, ad avere rendimenti negativi, proprio perché sono considerati unanimemente molto sicuri. Gli investitori, per comprare un titolo che quasi sicuramente non perderà valore (o è comunque molto più sicuro di tanti altri), sono anche disposti a pagare qualcosa invece di riceverlo. Lo stesso meccanismo dovrebbe valere per i correntisti, che si troverebbero ad accettare un tasso negativo pur di avere in cambio una maggiore garanzia sui propri risparmi.

I Paesi che già lo applicano

Questo meccanismo esiste già in altri Paesi, come in Svizzera o in Danimarca, ed è anche diffuso in diverse realtà regionali della Germania. In Italia Unicredit farà da apripista, e starebbe già studiando il modo di applicare i tassi negativi solo a quei clienti con depositi al di sopra dei 100mila euro. Ad applicare un metodo analogo c’è già la berlinese Volksbank, che ha iniziato ad applicare un tasso del -0,5% su tutti i depositi superiori a 100mila euro. In Svizzera invece Ubs ha deciso di applicarli sui clienti più abbienti, che mantengono sul conto giacenze superiori ai 2 milioni di franchi svizzeri, fissando un tasso negativo dello 0,75%, lo stesso applicato dalla Banca nazionale svizzera sui depositi delle singole banche presso di lei. Anche le danesi Jyske Bank e Sydbank si muovono su questa linea, con lo 0,75% negativo, lo stesso tasso applicato loro dalla locale Banca centrale.

Le critiche alla misura

Fino a questo momento le banche italiane avevano risposto alla politica di tassi negativi della Bce incrementando le spese e le commissioni. La decisione dell’amministratore delegato di Unicredit, il francese Mustier, rappresenta dunque un decisivo cambio di paradigma di cui si dovranno osservare gli effetti. Alcuni esperti si dicono scettici, come i tecnici di Mediobanca: "Non si vede come il trasferimento di tassi negativi sulla base di clienti possa stimolare gli investimenti, dato che a spingerli sono ragioni industriali piuttosto che una logica finanziaria - hanno spiegato -. Siamo scettici anche sui possibili benefici per la redditività delle banche, poiché l'applicazione di tassi negativi potrebbe scatenare una concorrenza più intensa sui prezzi, specialmente sui prestiti alle imprese e in particolare in un Paese come l'Italia in cui la crescita dei prestiti è ferma da anni". Anche il segretario generale del sindacato Fabi, Lando Maria Sileoni, ritiene che la decisione di Unicredit introduca "un principio che metterà in difficoltà l'intero settore: clienti, imprese, territori e lavoratori bancari. A trarne vantaggio in Italia ci sarebbero le Poste Italiane - aggiunge Fabi - che potrebbero raccogliere possibili fughe dalle banche dei clienti".

Come evitare la perdita di valore

Di fronte al rischio che un conto corrente lasciato fermo perda di valore, arrivano i consigli degli esperti, che suggeriscono alcune regole. "Come, per esempio, lasciare sempre una piccola somma sul conto corrente per le spese ordinarie - spiega Raffaele Zenti, esperto di finanza e di gestione dei rischi e fondatore di Adviseonly - un importo che, in base al lavoro e allo stile di vita, può essere quantificato dalle 3 alle 5 mensilità. Il resto va fatto fruttare". Esiste la possibilità del conto deposito, con tassi anche del 3% per il denaro vincolato almeno 5 anni. Oppure, per chi vuole rischiare un po’ di più, ci si può rivolgere direttamente al mercato obbligazionario o al mercato azionario. Una strategia alternativa potrebbe essere quella del dividendo, ovvero comprare i titoli azionari di aziende che distribuiscono più utili delle altre. "In tutti questi casi, però, bisogna sempre ricordarsi di dedicare un 10-20% a strumenti liquidi e facilmente smobilizzabili - conclude Zenti - e di limitare a un 20% massimo l'investimento in strumenti illiquidi, cioè difficili da vendere o comunque da far circolare".

L’opportunità dei mutui negativi

I tassi di interesse negativo potrebbero essere applicati anche ai mutui? Sì. È il caso della la Jyske Bank, la terza banca danese, che è stata la prima in Europa a offrire mutui ipotecari a un tasso di interesse negativo, pagando di fatto i propri clienti per prendere in prestito denaro per l'acquisto di una casa. Così come per gli esempi fatti per le banche in Danimarca, anche un privato può contrarre un mutuo a tasso fisso a 10 anni con un tasso d'interesse negativo di -0,5%, restituendo meno soldi di quanti ne ha presi in prestito. Questo tuttavia accade perché le banche spesso addebitano commissioni legate al prestito, il che significa che i proprietari di case si troverebbero comunque a sborsare di più rispetto all'importo prestato. Ma c’è anche il fatto che alcune banche sono disposte a prestare denaro a tassi negativi, accettando una piccola perdita, piuttosto che rischiare una perdita maggiore prestando denaro a tassi più elevati che i clienti poi non riescono a restituire.

 

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