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Lavoro, Ocse: “Italia maglia nera per sottoccupati, superano il 12%”

I titoli delle 18 di Sky TG24 del 25/04

4' di lettura

L’organizzazione ha rilasciato un rapporto sulla situazione nei Paesi membri. Il documento sottolinea che il reddito di cittadinanza ha un importo troppo elevato rispetto al reddito medio e che i servizi per l'impiego sono "inadeguati": "Va monitorato"

In Italia la quota di lavoratori sottoccupati è più che raddoppiata dal 2006, ed è ora la più alta tra i Paesi Ocse, avendo superato il 12% contro una media Ocse di meno del 6%. Lo rivela l'Employment Outlook 2019 dell'organizzazione di Parigi, pubblicato oggi. Il rapporto sottolinea inoltre come il reddito di cittadinanza, nonostante rappresenti “un trasferimento di risorse importante verso le persone in condizioni di povertà”, ha un importo troppo elevato rispetto al reddito medio italiano. “Il livello attuale del sussidio è elevato anche rispetto a strumenti simili negli altri Paesi Ocse. La sua messa in opera dovrà essere monitorata attentamente per assicurare che i beneficiari siano accompagnati verso adeguate opportunità di lavoro", si legge nel documento.

Sottoccupati nei Paesi Ocse

Dal rapporto dell’organizzazione emerge che il Paese con meno sottoccupati tra i membri Ocse è la Repubblica Ceca, con una quota poco sopra l'1%, contro il 9% circa di Francia e Germania. Con il 12%, la Spagna è il secondo peggior Paese dietro all'Italia. Secondo l'Ocse il grosso della sottoccupazione si concentra nel settore dei servizi (12,2% contro l'1,8% del comparto manifatturiero), in particolare la ristorazione e la ricezione (alberghi e alloggiamenti). Un altro fattore decisivo della sottoccupazione è il basso livello di qualificazione dei lavoratori. Inoltre la sottoccupazione riguarda soprattutto i giovani, specie in Italia. In 23 dei 34 Paesi Ocse la sottoccupazione tra i giovani è cresciuta in media del 2,4%, anche se in 15 Paesi la percentuale è stata maggiore e in tre Paesi - Italia, Grecia e Spagn - la percentuale ha superato il 10%. La sottoccupazione riguarda più le donne che gli uomini (nel 2017 tra i lavoratori dipendenti l'8% erano donne e il 3,2% maschi). Tuttavia, essa è cresciuta di più ultimamente tra i giovani maschi con livelli di istruzione inferiori a quelli universitari. Tra i lavoratori tra i 25 e i 54 anni i sottoccupati sono quasi raddoppiati nei Paesi Ocse, passando dal 2,7% del 2006 al 5,1% del 2017, mentre tra i giovani con bassa istruzione i sottoccupati sono cresciuti dell'80% in questo periodo, passando al 9,7%. La percentuale scende tra i giovani con media istruzione, che vedono i sottoccupati passare dal 3% del 2006 al 6,1% del 2017.

“Servizi per l’impiego insufficienti e inadeguati”

Nell’analizzare gli aspetti collegati al reddito di cittadinanza, l’Ocse precisa che "il sistema italiano di servizi pubblici per l'impiego manca di personale qualificato, di strumenti informatici e di risorse adeguate e, per queste ragioni, la qualità dei servizi è bassa e varia notevolmente attraverso il Paese”. Per rendere efficace la parte legate alla ricerca di lavoro, scrive l’organizzazione, “oltre ad ulteriori risorse, occorre migliorare il coordinamento tra le autorità centrali e quelle regionali responsabili dell'implementazione delle politiche attive, anche attraverso linee guida comuni per un miglioramento dei servizi per l'impiego".

Il lavoro temporaneo in Italia: 15,4%

Infine, sempre analizzando i dati che fotografano la situazione lavorativa in Italia, il documento certifica come la quota di lavoro temporaneo è pari al 15,4% ed è superiore all'11,2% della media Ocse. In Italia il numero di lavoratori temporanei è cresciuto notevolmente nell'ultimo decennio. Inoltre, secondo il rapporto, il Paese con la percentuale di lavoro a tempo più bassa al momento è la Lituania (1,7%) e quello con la percentuale più alta è il Cile (27,7%), contro il 12,9% della Germania, il 16,9% della Francia e il 26,7% della Spagna. Infine, l'incidenza di lavoratori autonomi che dipendono finanziariamente da un solo cliente - un gruppo particolarmente vulnerabile tra i lavoratori autonomi – in Italia è pari al 15,2%, di poco inferiore alla media Ocse, che è del 15,9%, contro il 12% della Germania, il 16,9% della Francia e il 10,1% della Spagna.

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