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Tria: Germania ha ricattato Saccomanni su bail in. Poi chiarisce: “Espressione infelice”

4' di lettura

Il ministro dell’Economia: minaccia era di diffondere la notizia di un sistema bancario italiano prossimo al "fallimento". Nota del Mef: “Non intendeva lanciare accuse specifiche”. Sull’Iva: “Mai parlato di aumento o nuove manovre". Moscovici: "Interlocutore credibile"

L'Italia ha accettato le regole del bail in perché sotto ricatto della Germania. E la minaccia era quella di diffondere la notizia, e quindi il panico sui mercati, di un sistema bancario italiano prossimo al "fallimento". A lanciare l'affondo contro Berlino è stato il ministro dell'Economia Giovanni Tria, che ha risposto alle domande della Commissione Finanze del Senato. Tria ha accusato l'allora ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Scheauble, di avere ricattato Fabrizio Saccomanni, suo omologo italiano durante il governo Letta. Più tardi, dopo le polemiche, una nota del Mef ha precisato: niente accuse alla Germania, "espressione evocativa ma infelice".

Il bail in e la precisazione

Al momento dell'introduzione del bail in in Italia "erano tutti contrari. Il ministro di allora era Saccomanni che fu praticamente ricattato dal ministro delle Finanze tedesco" con la minaccia che se l'Italia non avesse accettato il nuovo sistema "si sarebbe diffusa la notizia che il nostro sistema bancario era prossimo al fallimento", ha detto Tria alla Commissione Finanze del Senato. Il ministro ha aggiunto sul bail in: "Condivido il fatto che dovrebbe essere abolito", ma "non prevedo che in tempi brevi possa essere abolito o che ci sia una convergenza tale che si possa arrivare, almeno per ora e non so se in futuro, all'abolizione". Più tardi, una nota del ministero dell'Economia ha spiegato: "Con un'espressione evocativa ma infelice", Tria "ha voluto fare riferimento a una situazione oggettiva in cui un rifiuto isolato dell'Italia di approdare la legislazione europea sul bail in avrebbe potuto essere facilmente interpretato come un segnale dell'esistenza di seri rischi nel sistema bancario italiano. Con questo il ministro non intendeva certamente lanciare un'accusa specifica né alla Germania né al ministro delle Finanze tedesco dell'epoca".

"Mai parlato di aumenti dell'Iva né di manovre sui conti pubblici"

Tria era intervenuto in giornata anche per smentire "nel modo più categorico, le ricostruzione giornalistiche, apparse oggi su alcuni quotidiani, circa la riunione che si è svolta ieri a Palazzo Chigi". "Non ho mai parlato di aumenti dell'Iva né di manovre sui conti pubblici” e “non c'è nessun contrasto in seno al governo su questi temi”, ha spiegato in una nota. Secondo quanto affermato dal ministro, questi temi “ieri non sono stati oggetto di nessuna decisione". Tria, inoltre, ha smentito anche di aver mai riferito, durante la riunione a Palazzo Chigi, "di presunte discussioni avute nel corso di una presunta cena con imprenditori a Milano". "Cena mai avvenuta", ha precisato il ministro, aggiungendo "di non essere stato da mesi a Milano".

Moscovici: "Tria interlocutore credibile, ha evitato scontro Italia-Ue"

Tria, intanto, ha incassato l'approvazione del commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici, che lo ha definito "credibile" perché "ha evitato uno scontro tra Italia e Ue". Il ministro dell'Economia italiano, ha sottolineato Moscovici, è considerato un "interlocutore credibile" dalla Commissione Europea e ha "svolto tutto il suo ruolo" nel trovare un accordo sulla manovra per il 2019, evitando una "contrapposizione stupida tra Italia e Ue", nel "mutuo interesse" del nostro Paese e dell'Eurozona.  

Via libera in Senato al Decretone

Oggi, però, è arrivato il giudizio negativo dell'Ue sulla manovra: investimenti fermi, quota 100 che non farà salire l'occupazione e l'impatto limitato del reddito di cittadinanza sull'aumento dei consumi sono tra i dubbi espressi dalla Commissione nel suo Country report sull'Italia. Il Senato, nel frattempo, ha dato il primo via libera dell'aula al Decretone che attua le due misure bandiera del governo giallo-verde. In aula a Palazzo Madama il testo è stato approvato con 149 sì, 110 no e 4 astenuti. Ieri, intorno alle 20.30, si è concluso il voto sugli emendamenti al decretone.

Data ultima modifica 27 febbraio 2019 ore 21:30

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