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Alitalia tra pubblico e privato: ma la strategia chi la decide?

1' di lettura

Finanza & Dintorni

Tante le novità in casa Alitalia. Il pubblico entra in diverse forme, soprattutto con il Ministero dell'Economia nell'azionariato. La strategia però sarà decisa - così sembra - da Delta e Easyjet. Faccio il punto qui, per tutti. 

Prima di iniziare ribadisco che non capirò mai come sia possibile che siamo il paese più instragrammato del mondo, dove tutti i vip si vogliono sposare, un museo a cielo aperto dove i turisti di tutto il mondo sognano di venire... e non abbiamo una compagnia di bandiera.

Premesso questo, e chi mi segue sa che per me è una fissa, vi parlo nuovamente di Alitalia, dato che il suo ritorno sotto l'ombrello pubblico è più chiaro.

C’è infatti un partner industriale per il gruppo commissariato, costituito dalla partnership tra l’americana Delta Airlines e la britannica Easyjet che dovrebbero ottenere una partecipazione del 40%. Il resto? Rimarrà italiano, pubblico per la precisione, dato che nel capitale ci saranno le Ferrovie dello Stato e, è questa la novità, il Ministero dell’economia che investirà fino al 15% dopo aver ottenuto dal governo il via libera condizionato al coinvolgimento. Un placet vincolato alla sostenibilità del piano industriale e al rispetto delle regole europee. In caso contrario infatti si rischierebbero sanzioni da Bruxelles.

Anche i debiti del vettore, a questo punto, ricadrebbero in qualche modo sulle spalle dei contribuenti. I nodi da risolvere restano molti. Alitalia da due anni è in amministrazione straordinaria, ha i conti in rosso e va avanti grazie al prestito da 900 milioni concesso dal governo. Denari pubblici che danno ossigeno anche agli oltre 11mila suoi dipendenti. E la partecipazione pubblica potrebbe anche estendersi ad altre società che – stando alle indiscrezioni – potrebbero entrare nell’azionariato: si parla di Leonardo, Eni e Poste Italiane.

Le Ferrovie, che alla fine hanno scelto Delta e EasyJet, da sempre avevano posto la condizione di trovare un partner industriale del settore aereo. Tramontata l’ipotesi Air France che, forse, anche per gli attriti fra il governo di Roma e quello di Parigi, aveva ritirato la disponibilità. E tramontata anche quella di Lufthansa che, come ripetuto di recente, sarebbe entrata in gioco solo dopo una robusta ristrutturazione e il sacrificio di tremila posti di lavoro. Alla fine resterebbe dunque l’inedita accoppiata Delta-Easyjet, cioè una compagnia tradizionale a braccetto con una low cost.

La scelta delle due appare razionale nell’ottica della gestione del futuro dell’ex compagnia di bandiera, con gli americani cruciali per il lungo raggio – tratte che coprono le distanze maggiori e più redditizie, incomprensibilmente quasi abbandonate da Alitalia negli ultimi anni – e gli inglesi che si occuperanno dei voli dagli aeroporti italiani agli hub internazionali come Parigi e Francoforte.

L’azienda resterebbe italiana, con lo Stato al suo interno, ma a deciderne le strategie saranno due società internazionali, che dovranno rispondere ai rispettivi azionisti, più che al sistema Italia. O no? 

 

 

 

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