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La "guerra" tra Cina e Usa, parola d'ordine: contraddizione

1' di lettura

Finanza & Dintorni 

Posto che occorrerà attendere per capire se la manager di Huawei e figlia del fondatore Ren abbia o meno seguito le regole. Certo è che da una parte e dall'altra non mancano le contraddizioni. 

Ho spesso scritto che tra Cina e Usa manca la fiducia. Parto da questo perché è la realtà dei fatti, piaccia o non piaccia. Nella storia dell'arresto della figlia del fondatore del colosso telefonico cinese, Mr. Ren, fermata in Canada il primo dicembre, ci sono ancora molte ombre ma qualche ragionamento possiamo farlo. 

Come fa notare Alberto Forchielli, quando Xi Jinping e Donald Trump si sono seduti uno di fronte all'altro al G20 il presidente cinese già sapeva. L'arresto era già avvenuto. Ma non c'è stato alcun comunicato da parte cinese che toccasse gli accordi commerciali. Quindi resto della mia opinione, il vagone 'dazi' resta separato da quello 'giustizia'. Entrambi sanno che oltre un certo limite non si può andare viste le prime battute d'arresto per l'economia a stelle strisce e i deboli dati commerciali da parte cinese.

I probemi restano.

Gli USA in sostanza dicono: chi vuol fare affari con noi deve sottostare alle nostre leggi. Questa è la legge americana cui bisogna sottostare. Anche perché la loro leva è sempre la stessa: chi può permettersi di non fare affari con noi? Quindi anche se i critici sostengono sia errato Washington stabilisca l'operato dei paesi in Iran, di fatto queste sono le regole. E lo sanno bene le nostre imprese e le nostre banche. Gli istituti bancari italiani non possono finanziare le nostre imprese in Iran perché gli Stati Uniti li inserirebbero in una lista nera (vale la pena ricordare qui che Meng è accusata proprio di aver violato le sanzioni Usa contro l'Iran e di aver venduto a Teheran prodotti americani di alta tecnologia). 

Lascio a voi giudicare se sia giusto o meno, io ho la mia opinione. 

Anche dall'altra parte non mancano le contraddizioni. Il quotidiano cinese Global Times, vicinissimo al governo e per questo utile per tastare il polso della situazione in quel di Pechino, scrive che la struttura di detenzione canadese non le sta garantendo le cure necessarie e che pensa questo violi i suoi diritti umani. Fa sorridere si parli di violazione di diritti umani in un paese da sempre oggetto di richiami sul tema. 

Che nasca del buono da questo arresto? 

 

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