L'arresto della figlia del fondatore di Huawei: cosa c'è sotto?

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Finanza & Dintorni

Diffidate da chi dice di sapere quando si tratta di Cina. Forse neanche Huawei in questo momento sa bene cosa stia accadendo. Nel blog parto dai fatti e cerco di fornire qualche spiegazione. Per tutti. 

Partiamo dai fatti.

La figlia del fondatore di Huawei è stata arrestata in Canada e forse verrà estradata negli Usa. Ora, come immaginate non è una signor nessuno. E' la figlia del fondatore di una azienda che è leader delle telecomunicazioni a livello globale, di cui proprio lei - Meng Wenzhou - è direttore finanziario e vicepresidente. Avrebbe commesso violazioni di sanzioni americane. E il pensiero ovviamente va all'Iran. Meng avrebbe utilizzato delle società parallele per vendere tecnologia statunitense all'Iran, nonostante l'embargo Usa. 

Ora, voi capite che questo episodio non arriva in un bel periodo. Al G20 Usa e Cina avevano stabilito 90 giorni di tempo per trovare un nuovo accordo sui dazi. Un po' dura con la notizia di ieri trovare una quadra. Huawei è diventata leader globale, è vero, ma negli Usa non ha mai potuto mettere piede. I suoi prodotti, come la collega cinese ZTE, su suolo americano non li può vendere perché Washington ritiene Huawei userebbe i suoi telefonini per fare spionaggio. Insomma, la relazione Usa-Cina alla fine arriva sempre a toccare quella parola: fiducia. Che manca, che non c'è mai stata. 

Uno dopo una notizia del genere si aspetterebbe la terza guerra mondiale. Invece?

Da parte della azienda la reazione è quieta. Huawei dice di avere poche informazioni riguardo le accuse e di non essere a conoscenza di alcun illecito da parte della signora Meng. Si dice convinta e fiduciosa che "le autorità canadesi e statunitensi raggiungeranno senza dubbio una conclusione corretta e imparziale".

Vi sembra la reazione che ci si aspetterebbe? Un po' come alzare le mani, questa reazione. 

Che la risposta sia in questo articolo del South China Morning Post, quotidiano principale di Hong Kong, che vi allego? Eccolo: https://www.scmp.com/tech/article/2176655/detained-huawei-cfo-sabrina-meng-wanzhou-told-staff-one-may-accept-risk. Dice sostanziamente che Meng si esprime  - a dir poco - con leggerezza e che in una riunione con il suo staff avrebbe detto che "un'azienda temporaneamente può anche decidere di correre il rischio di non adempiere alle regole". Non proprio un buon passaporto per gli USA.

Diversa invece la reazione del Global Times, quotidiano nazionalista per eccellenza e vicinissimo al governo. In un tweet tuona: "la Cina si prepari ad un peggioramento delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti". 

Vedremo come andrà a finire ma i contorni non sono affatto chiari. 

 

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