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Competitività, gli Usa tornano al primo posto. Italia ferma al 31esimo

Klaus Schwab, fondatore e presidente del Wef (Getty Images)
4' di lettura

Pubblicato il report 2018 del World economic forum. Gli Stati Uniti al vertice dopo 10 anni. Il nostro Paese bene per Salute e Innovazione, ma deve crescere in Formazione del personale e Diversità della forza lavoro

Gli Stati Uniti, dopo 10 anni, tornano al primo posto nell’indice di competitività globale (Global competitiveness index) calcolato dal World economic forum nel report 2018. L’Italia rimane stabile al 31° posto, ma sorprende per Innovazione grazie ai distretti di eccellenza e alla qualità degli istituti di ricerca. Gli Usa si piazzano davanti a Singapore e Germania, nel dossier annuale che dal 2004 fa il punto sull’economia nel mondo, prendendo in considerazione diversi fattori e una serie di variabili.

Cos'è l’indice di competitività globale

Lo strumento del Wef è stato notevolmente rinnovato quest’anno, puntando forte sui fattori che riguardano l'innovazione e la digitalizzazione. L'indice è stato così ribattezzato "Global competitiveness index 4.0" e mappa il panorama della competitività di 140 economie attraverso 98 indicatori, organizzati in 12 grandi categorie portanti dette “pillar”. Ogni indicatore, utilizzando una scala da 0 a 100, dice quanto è vicina un’economia del singolo Paese allo stato ideale, detta anche "frontiera" della competitività. Combinando questi fattori, gli Stati Uniti hanno ottenuto le migliori prestazioni complessive con un punteggio di 85,6, davanti a Singapore (definita dal Wef “l’economia più pronta per il futuro”) e alla Germania. Il punteggio medio per il mondo è di 60, la media generale è dunque a 40 punti di distanza dall’ideale.

Italia: bene innovazione, male formazione personale

Il report che piazza l'Italia al 31° posto promuove il Belpaese per quanto riguarda la Salute (6° posto) e le dimensioni del mercato (12°). Bene anche Innovazione (11°), grazie all'ottima performance dei distretti di eccellenza (4°) e alla qualità degli istituti di ricerca (9°). Secondo il Wef, vanno invece migliorate le categorie: Infrastruttura (21° posto), in particolare per ciò che riguarda la qualità delle strade (54°); Skills (Abilità) dove l'Italia è 40esima e pecca in particolare nella formazione del personale (104°). Lo Stivale deve crescere, secondo il report, anche per Dinamicità aziendale (è 42°) e Diversità della forza lavoro (137°). Nonostante l'ottimo piazzamento in Innovazione, siamo addirittura al 140° posto nella classifica delle cosiddette "imprese dirompenti", ossia quelle in grado di superare in breve tempo la concorrenza e di trasformare il mercato grazie a idee innovative.

Il primato degli Usa, ma peggiora la sicurezza

Con un punteggio di 85,6 su 100, gli Stati Uniti sono il Paese più vicino al punto ideale di competitività, la cosiddetta "frontiera". In particolare, gli Usa sono leader nelle categorie Dinamismo aziendale, grazie alla vivace cultura imprenditoriale, Mercato del lavoro (punteggio di 81,9 su 100) e Sistema finanziario (92,1). Questi sono tra i numerosi fattori che contribuiscono a rendere l'ecosistema dell'innovazione degli Stati Uniti uno dei migliori al mondo (86.5, secondo dietro la Germania). Anche il quadro istituzionale del Paese rimane relativamente solido (74,6 - 13°posto). Tuttavia, vi sono indicazioni di un indebolimento del tessuto sociale americano (63,3 in calo da 65,5) e di un peggioramento della situazione di sicurezza (79,1 - 56° posto). Gli Stati Uniti hanno un tasso di omicidi cinque volte superiore alla media delle economie avanzate.

Le economie del G20: Argentina la peggiore

Oltre agli Stati Uniti, le altre economie del G20 tra le prime 10 comprendono Germania (3° posto con un indice a 82,8), Giappone (5° - 82,4) e Regno Unito (8° - 82,0). Quasi 30 punti e 80 posizioni separano gli Stati Uniti dall'Argentina (81° posto - 57,5), l'economia del G20 con le peggiori performance.

Lontana la quarta rivoluzione industriale

Il report, in generale, afferma che l’economia globale non sembra essere pronta per la quarta rivoluzione industriale: 103 delle 140 economie misurate quest'anno hanno avuto un indice pari a 50 su 100 o inferiore per la capacità di innovazione. E nel complesso, l’Europa risulta essere oggi meno competitiva rispetto all'Asia orientale e al Pacifico.

Schwab: fondamentale comprendere trasformazioni

”Abbracciare la quarta rivoluzione industriale è diventato un fattore determinante per la competitività. Con questa relazione, il Forum economico mondiale propone un approccio per valutare quanto i Paesi si stanno comportando bene rispetto a questo nuovo criterio. Prevedo un nuovo divario globale tra Paesi che comprendono le trasformazioni innovative e quelle che non lo fanno. Solo le economie che riconoscono l'importanza della quarta rivoluzione industriale saranno in grado di ampliare le opportunità per il loro popolo ", ha affermato Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum.

La classifica dell'indice di competitività globale del Wef

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