Fisco, boom case senza reddito: così l’Imu ridisegna il catasto

Uno scorcio di palazzi sulla collina di Posillipo a Napoli (foto d'archivio)
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Secondo le ultime statistiche dell'Agenzia delle Entrate, lo scorso anno sono cresciuti del 3,2% gli immobili “non idonei a produrre reddito”, e quindi non soggetti ad alcuna tassa, e dello 0,3% le abitazioni. Giù ville, castelli e altri edifici soggetti all’imposta

L'Imu ridisegna il panorama catastale italiano. Secondo le ultime statistiche dell'Agenzia delle Entrate, dopo l'aumento già registrato nel 2016, lo scorso anno sono cresciuti del 3,2% gli immobili “non idonei a produrre reddito”, e quindi non soggetti ad alcuna tassa, e dello 0,3% le abitazioni. In particolare, tra le abitazioni aumentano il numero dei villini non soggetti all'Imu prima casa (+1%), mentre diminuiscono le abitazioni signorili (-1,6%), le ville (-0,7%), i castelli e i palazzi di pregio (-0,8%), tutti soggetti all'imposta.

Nel 2017 aumentato numero immobili in banche dati catasto

In generale, nel 2017 è aumentato il numero di immobili presenti nelle banche dati del catasto. Negli archivi catastali dell'Agenzia sono registrate quasi 75 milioni di unità, di cui 65 milioni censite nelle categorie catastali ordinarie e speciali, con una rendita attribuita pari a 37,3 miliardi di euro, in aumento dello 0,4% dopo un calo dell'1,1%, per la maggior parte (61%) relativa a immobili di proprietà delle persone fisiche. Nel 2017 lo stock immobiliare italiano è aumentato dello 0,8%, con circa 548mila unità in più del 2016. Gli intestatari sono per circa l'88% persone fisiche.

Crescono del 3,2% immobili non idonei a produrre reddito

Rispetto all'anno precedente, crescono del 3,2% gli immobili censiti nel gruppo F (unità non idonee a produrre reddito), dell'1,6% gli immobili a destinazione speciale e dello 0,9% quelli a destinazione particolare del gruppo E. In aumento le unità immobiliari ad uso collettivo (+1,2%), quelle censite come negozi e pertinenze all'interno del gruppo C (+1,1%) e le abitazioni (+0.3%), mentre diminuisce il numero di uffici (-0,2%). Le unità immobiliari censite come abitazioni sono quasi 35 milioni, circa 114mila unità in più del 2016 (+0,3%). In particolare, rispetto all'anno precedente aumentano il numero dei villini (+1%), le abitazioni e gli alloggi tipici dei luoghi (+2,2%) e le abitazioni classificate come civili ed economiche (rispettivamente +0,7% e +0,4%). Diminuiscono, invece, le abitazioni signorili (-1,6%), le abitazioni popolari (-0,3%), le ville (-0,7%), i castelli e i palazzi di pregio (-0,8%) e, con tassi superiori al 2%, le abitazioni di tipo ultrapopolare e rurale (rispettivamente -2,3% e -2,5%).

Aumentano anche immobili ridotti in ruderi

Nel 2017, segnala Confedilizia (che ha elaborato i dati forniti dall'Agenzia delle entrate sullo stato del patrimonio immobiliare italiano), aumentano anche le cosiddette “unità collabenti”: gli immobili ridotti in ruderi a causa del loro accentuato livello di degrado. L’anno scorso il numero di questi immobili - inquadrati nella categoria catastale F2 - è cresciuto del 9,8% rispetto al 2016. Ma il dato più significativo, secondo l'associazione, è quello che mette a confronto il periodo pre e post Imu: rispetto al 2011, gli immobili ridotti alla condizione di ruderi sono quasi raddoppiati, essendo aumentati dell'87,2% (da 278.121 a 520.591, +242.470).

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