Lavoro, Cgil: peggiora la qualità dell'occupazione in Italia

Secondo lo studio negli ultimi cinque anni, dal 2013-2017, sono aumentati fortemente i part-time involontari (Getty Images, foto di repertorio)
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Secondo uno studio della Fondazione Giuseppe Di Vittorio, nel quarto trimestre del 2017 è stato toccato il record di coloro che hanno un contratto di carattere temporaneo oppure un part-time involontario: sono oltre 4,5 milioni 

"Il numero totale degli occupati, pur importante, rappresenta un'immagine molto parziale della condizione del lavoro in Italia, dove la qualità dell'occupazione è in progressivo e consistente peggioramento". È la conclusione a cui giunge Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio della Cgil, commentando lo studio "Lavoro: qualità e sviluppo". Secondo i dati, infatti, nel quarto trimestre del 2017 con oltre 4,5 milioni è stato toccato il record degli occupati in area disagio, ossia coloro che hanno un contratto di carattere temporaneo oppure un part-time involontario.

Diminuiscono ore lavorate e occupati

Lo studio, che ha elaborato i dati di contabilità nazionale dell'Istat, analizza anche come è cambiata la situazione in confronto ai livelli pre-crisi. Rispetto al primo trimestre del 2008 le ore lavorate nel quarto trimestre 2017 sono state 667 milioni in meno (- 5,8%), e le unità di lavoro sono diminuite di quasi 1,2 milioni (- 4,7%) sempre relativamente allo stesso periodo. "È evidente dai dati – ha dichiarato Fammoni - che la ripresa non è in grado di generare occupazione quantitativamente e qualitativamente adeguata, con una maggioranza di imprese che scommette prevalentemente su un futuro a breve e su competizione di costo".

Necessario intervenire sulle attuali norme

Una situazione che, nel Vecchio Continente, non è comune solo in Italia ma che nel nostro Paese appare essere più problematica. "Nell'Unione Europea a 15, - si legge nello studio - anche Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda presentano nel quarto trimestre 2017 un numero di ore lavorate inferiore rispetto ai livelli che precedono la crisi (primo trimestre 2008). In Italia, però, lo scarto tra le due variazioni (occupati, ore lavorate), entrambe negative, è particolarmente marcato".  Per questa ragione, secondo presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio, che ha realizzato lo studio, "è evidente che è necessario intervenire sulle attuali norme legislative che regolano il mercato del lavoro che incidono in modo negativo sulla qualità del lavoro stesso".

In aumento part-time involontari e contratti a tempo determinato

Negli ultimi cinque anni, dal 2013-2017, infatti, "sono aumentati fortemente i part-time involontari e, soprattutto negli ultimi due, le assunzioni a tempo determinato, portando l'area del disagio a 4 milioni 571 mila persone, il dato più alto dall'inizio delle nostre rilevazioni". Dallo studio, dopo un'analisi più approfondita delle assunzioni a tempo determinato attraverso i dati Inps, e dell’Osservatorio Precariato, emerge un peggioramento anche di questa condizione di lavoro. "Tra i lavoratori a tempo determinato aumenta il part time (+55% fra il 2015 e il 2017) e continua a crescere il numero di dipendenti con contratti di durata fino a 6 mesi, che sono passati da meno di 1 milione nel 2013 a più di 1,4 milioni nel 2017".

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