Embraco, confermato il licenziamento di 497 lavoratori

La manifestazione dei dipendenti Embraco in centro a Torino (Foto Ansa)
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Nulla di fatto dopo il confronto con i sindacati: l'azienda del gruppo Whirlpool prosegue sullo stop quasi totale per lo stabilimento di Riva di Chieri. Cade l'ipotesi di cassa integrazione in cambio di un piano di reindustrializzazione. Calenda: "Irresponsabili"

L'Embraco ha confermato i 497 licenziamenti nel suo stabilimento di Riva di Chieri, nel Torinese, dove lavorano 530 dipendenti. Nulla di fatto per la concessione della cassa integrazione in cambio di un piano di reindustrializzazione, proposta dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e da quello del Lavoro Giuliano Poletti. A renderlo noto sono i sindacati che hanno incontrato l'azienda del gruppo Whirlpool che produce compressori per frigoriferi, dopo aver manifestato in mattinata a Torino davanti alla sede della Regione Piemonte. “È inaccettabile che tra 56 giorni, in mancanza di novità, i lavoratori vengano espulsi dalla fabbrica”, affermano Dario Basso, segretario della Uilm di Torino, e Vito Benevento, responsabile Embraco, che chiedono la “concessione di un ammortizzatore sociale”. Dai sindacati arriva anche la richiesta di “un ruolo più incisivo” da parte del governo.

Calenda: "Embraco irresponsabile"

"Considero l'atteggiamento di Embraco irresponsabile, inaccettabile e contrario agli impegni assunti nel corso di vari incontri al Ministero - ha detto Calenda in una nota - Ho riconvocato urgentemente l'azienda e mi aspetto che tenga fede agli impegni assunti".

Sindacati: "Serve mediazione tra l'azienda e le istituzioni"

Embraco ha spiegato ai sindacati di avere dato mandato di valutare manifestazioni di interesse da parte di società che vogliono investire a Riva di Chieri avviando una reindustrializzazione. Sempre secondo le dichiarazioni dell'azienda, aggiungono i sindacati, più di un soggetto avrebbe formalizzato un interessamento. “L'azienda e le istituzioni devono trovare una mediazione”, spiegano Dario Basso, segretario della Uilm di Torino, e Vito Benevento, responsabile Embraco, “non possono arroccarsi su posizioni che non consentono la risoluzione del caso. La concessione di un ammortizzatore sociale in grado di dare tempo per trovare una soluzione”, continuano, “è necessaria come l'impegno da parte aziendale di farsi carico e manifestare nei fatti, non solo a parole, la volontà di andare incontro alle richieste dei lavoratori, impegnandosi per ridurre ai minimi termini la perdita di posti di lavoro e quindi l'impatto sociale sul territorio".

Fiom: "Governo deve avere ruolo più incisivo"

Aggiungono Lino La Mendola della segreteria Fiom di Torino e Ugo Bolognesi, responsabile Embraco: “Oggi di nuovo non abbiamo avuto davanti un interlocutore. Il governo deve avere un ruolo più incisivo e chiamare al tavolo chi decide, cioè i vertici della Whirpool. Oggi ci hanno confermato il fatto che tra 56 giorni scade la procedura e ci troveremo di fronte a un massacro sociale", spiegano i due.

La manifestazione dei lavoratori a Torino

I lavoratori della Embraco avevano manifestato durante la mattinata davanti alla sede della Regione Piemonte, nel centro di Torino. Hanno poi raggiunto in corteo la sede dell'Amma, associazione territoriale di categoria che rappresenta circa 600 aziende del settori meccanico, dove era previsto l'incontro fra azienda e sindacati per verificare se esistessero i presupposti per la concessione della cassa integrazione, proposta dai ministri Giuliano Poletti e Carlo Calenda in cambio di un concreto piano di reindustrializzazione.

Data ultima modifica 29 gennaio 2018 ore 19:23

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