La riforma del fisco di Trump preoccupa i big dell'Unione Europea

Il presidente Usa, Donald Trump (archivio Getty Images)
4' di lettura

I ministri delle Finanze di Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito espongono i loro timori in una lettera congiunta indirizzata al segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnuchin

L'Europa è preoccupata dalla riforma del fisco voluta dall'amministrazione Trump. Lo hanno scritto i ministri delle finanze di Francia, Germania, Italia, Spagna, e Regno Unito in una lettera congiunta indirizzata al segretario statunitense al Tesoro, Steven Mnuchin. Nella loro missiva i cinque ministri, hanno fatto sapere che, così come è formulata al momento, la riforma "causa preoccupazioni significative dalla prospettiva europea".

Contro le regole del Wto

Secondo i titolari delle Finanze ci sarebbero, in particolare, alcuni elementi della riforma Trump che rischiano di discriminare le imprese non statunitensi e distorcere gli accordi internazionali sulla tassazione. Il primo esempio presentato dai ministri al loro omologo americano, è quello sulla tassa del 20% sui pagamenti a società affiliate all'estero. Una misura che, secondo i big europei, "impatterebbe su accordi commerciali genuini", dove "i pagamenti sono fatti per beni e servizi stranieri". Il provvedimento "discriminerebbe in modo tale da andare contro alle regole internazionali fissate dall'Organizzazione mondiale del commercio (Wto)", hanno scritto i ministri Pier Carlo Padoan, Peter Altmaier, Bruno Le Maire, Philip Hammond e Cristobal Montoro Romero. Inoltre, hanno aggiunto i cinque economisti, tale misura "sarebbe incoerente con gli accordi esistenti sulla doppia tassazione", visto che "imporrebbe una tassa sui profitti di una società non residente in Usa e che non ha una residenza fisica permanente in Usa". E "tenendo a mente che circa la metà del commercio transatlantico avviene tra entità appartenenti alle società stesse – hanno aggiunto i ministri europei - questo rischia di danneggiare seriamente il commercio genuino e i flussi di investimenti tra le nostre due economie".

Transazioni non deducibili

Un altro aspetto della riforma che pare preoccupare i ministri europei è quello sull'erosione della base imponibile (Beps). Secondo i cinque le misure previste dall'amministrazione Trump in tal senso, "affronterebbero poco l'erosione della base in Usa – riporta la lettera - e avrebbero invece un impatto sugli accordi commerciali che coinvolgono pagamenti a società straniere che sono tassate ad un'aliquota uguale o più elevata degli Usa". Ciò sarebbe "estremamente dannoso" per il settore bancario e per le assicurazioni, perché "le transazioni finanziarie transnazionali sarebbero non deducibili e soggette ad una tassa al 10%. Che porterebbe a spese più alte e potrebbe distorcere i mercati internazionali".

Le tassazioni ridotte per redditi all'estero

Un ultimo grande punto sollevato dai cinque ministri è quello sul regime speciale previsto per i "redditi intangibili derivati dall'estero". Questi sono, in sostanza, i redditi generati dalla vendita o dalla licenza di beni e servizi per uso fuori dagli Stati Uniti, che beneficeranno di una tassazione ridotta al 12,5%. "L'incentivo proposto – si legge nella missiva a Mnuchin - sarebbe un sussidio all'export rispetto al consumo interno, e quindi potrebbe essere illegale per il Wto". 

Il piano anti-riforma di Pechino

Fra i critici della riforma fiscale di Trump si è schierato anche il mondo finanziario di Wall Street. Diverse voci hanno sostenuto che, in questa versione, il disegno di legge andrebbe a colpire gli stati dove le imposte sono già elevate e potrebbe causare danni all'industria finanziaria di New York. Intanto, come riporta il Wall Street Journal, il governo di Pechino sarebbe già al lavoro su un piano di emergenza per contrastare gli effetti della riforma delle tasse negli Stati Uniti e l'atteso aumento dei tassi di interesse da parte della Fed, la banca centrale degli Stati Uniti d'America

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