Pensioni, Istat: quasi metà delle donne percepisce meno di 1000 euro

Nel 2016 in Italia le donne rappresentano il 52% dei pensionati (LaPresse)
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I dati evidenziano anche la disparità di genere: agli uomini vanno mediamente 455 euro in più. Inoltre, 16 anziane su 100 non ricevono alcuna forma pensionistica. La situazione delle più giovani: sono più istruite, ma lavorano di meno

Sono di più ma guadagnano di meno. Secondo i dati forniti dall'Istat, nel 2016 le donne sono "la maggioranza dei pensionati (52,7%, a 8,5 milioni) ma percepiscono in media un importo mensile notevolmente inferiore a quello degli uomini: 1.137 contro 1.592 euro", 455 euro in meno. Lo evidenzia il testo rilasciato dal presidente Istat Giorgio Alleva alla commissione Affari Costituzionali della Camera, in occasione di un'audizione. Si evidenzia poi che il 47,6% delle pensionate "beneficia di redditi pensionistici inferiori a mille euro", contro una quota che tra gli uomini non arriva ad un terzo. Inoltre, "16 anziane su 100 non ricevono alcuna forma di pensione”, mentre tra gli uomini questo avviene solo per tre su 100.
Disparità di genere anche tra i lavoratori: le donne sono mediamente più istruite ma trovano meno lavoro e sono penalizzate dal ruolo svolto tra le mura domestiche.

Donne più istruite ma lavorano meno

Un altro dato significativo è quello sull'istruzione e alla relativa occupazione: "Le donne nel nostro paese sono mediamente più istruite degli uomini", ma i loro tassi di occupazione "sono ancora molto bassi", conferma il presidente dell'Istat Giorgio Alleva. La causa "sta nella bassa condivisione tra i componenti della famiglia della gestione dei tempi di lavoro e cura". Nel dettaglio, per le donne la quota di 30-34enni con un titolo di studio universitario è al 32,5%, contro il 19,9% degli uomini. Inoltre, rileva l'Istat, la fetta di donne italiane laureate in discipline tecnico-scientifiche è "molto simile" a quella media europea. Ma sul fronte lavoro i risultati ancora non si vedono: seppure va meglio rispetto al passato, nel 2016, il divario tra i tassi di occupazione femminile e maschile pone comunque l'Italia in fondo alla classifica Ue.

Influisce il ruolo tra le mura domestiche 

A pesare sulla differenza di genere c'è anche il ruolo rivestio tra le mura domestiche. Rispetto agli uomini, dice Alleva, le donne "presentano anche una maggiore quota di sovraccarico tra impegni lavorativi e familiari: più della metà delle donne occupate (54,1%) svolge oltre 60 ore settimanali di lavoro retribuito e/o familiare (46,6% gli uomini)". Passando dall'abitazione al posto di lavoro, nel 2015, fa presente l'Istat, il reddito guadagnato dalle donne è in media del 24% inferiore ai maschi (14.482 euro rispetto a 19.110 euro)". Almeno, si fa notare, "tale differenza è diminuita dal 2008, quando era del 28%".

Le donne ai vertici

Un capitolo del documento rilasciato dell'Istat alla commissione è dedicato alle "donne nelle posizioni apicali". L'Istituto registra come continui "ad aumentare a ritmo sostenuto la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, anche grazie agli interventi normativi in materia. Nel 2017 è stata superata la quota del 30% (31,6%). Diversa e variegata è, invece, la rappresentanza femminile negli organi decisionali presenti nel nostro Paese. Alla data di ottobre 2017, le donne presenti negli organi decisionali sono in media il 16,4%.

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