Bologna, storia
di una strage

2 agosto 1980

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Ottantacinque morti e oltre duecento feriti, una nuvola di polvere di detriti e dolore, un Paese sbigottito dall'attentato più grave del dopoguerra.

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Se gli anni del tritolo e del piombo sono stati la Notte della Repubblica, Bologna 2 agosto 1980 è una delle ore più oscure di quella notte.

Famiglie che stanno partendo per le ferie, turisti con zaino e sacco a pelo, parenti che aspettano parenti, tassisti che aspettano clienti. E poi baristi, operai, commessi, impiegati, ferrovieri. L'esplosione delle 10.25 li schiaccia tutti lì, fra i binari e la sala d'aspetto, fra la tavola calda e il piazzale. È proprio piazza delle Medaglie d'Oro il primo simbolo della "strage delle vacanze".

Si tirano fuori corpi (vivi, morti) dalle macerie come dopo un terremoto. Si assistono feriti in attesa delle ambulanze, alcuni taxi diventano autolettighe e fanno avanti e indietro con gli ospedali. Le strade si vestono di silenzio e di sirene.

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È scoppiata una caldaia, dicono le prime versioni ufficiali. Macché caldaia, è una bomba, dice chi sta lì: l'odore della polvere da sparo è inconfondibile. Son stati i fascisti, ruggisce la città mentre le indagini cominciano appena.

Bologna capace d'amore, capace di morte, Bologna già ferita dalla bomba sull'Italicus e dal disastro di Ustica, Bologna la Rossa che soffia rabbia ai funerali in piazza Maggiore e fischia rancorosa contro una parte dello Stato: quella che non protegge i suoi cittadini, che depista, che nasconde, che sbaglia i gesti e le parole.

I primi momenti dopo l'esplosione - ©Ansa

I primi momenti dopo l'esplosione - ©Ansa

Ma lo Stato è anche Sandro Pertini, il presidente, il partigiano: sorregge con la mano la Repubblica che vacilla, nel punto più buio della notte.

Il presidente della Repubblica Sandro Pertini ai funerali - ©Ansa

Il presidente della Repubblica Sandro Pertini ai funerali - ©Ansa

Le vittime

Vito Ales, 20 anni
Mauro Alganon, 22 anni
Euridia Bergianti in Baldazzi, 49 anni
Silvana Serravalli in Barbera, 34 anni
Nazzareno Basso, 33 anni
Katia Bertasi, 34 anni
Francesco Betti, 44 anni
Paolino Bianchi, 50 anni
Verdiana Bivona, 22 anni
Argeo Bonora, 42 anni
Irène Breton in Boudouban, 61 anni
Sonia Burri, 7 anni
Davide Caprioli, 20 anni
Lidia Olla in Cardillo, 67 anni
Flavia Casadei, 18 anni
Mirco Castellaro, 33 anni
Antonella Ceci, 19 anni
Franca Dall’Olio, 20 anni
Elisabetta Manea - vedova De Marchi, 60 anni
Roberto De Marchi, 21 anni
Errica Frigerio in Diomede Fresa, 57 anni
Francesco Cesare Diomede Fresa, 14 anni
Vito Diomede Fresa, 62 anni
Antonino Di Paola, 32 anni
Mauro Di Vittorio, 24 anni
Brigitte Drouhard, 21 anni
Berta Ebner, 50 anni
Angela Fresu, 3 anni
Maria Fresu, 24 anni
Roberto Gaiola, 25 anni
Pietro Galassi, 66 anni
Manuela Gallon, 11 anni
Natalia Agostini in Gallon, 40 anni
Francisco Gomez Martinez, 23 anni
Carla Gozzi, 36 anni
Maria Idria Avati in Gurgo, 80 anni
John Andrew Kolpinski, 22 anni
Vincenzo Lanconelli, 51 anni
Mirella Fornasari in Lambertini, 36 anni
Francesco Antonio Lascala, 56 anni
Pier Francesco Laurenti, 44 anni
Salvatore Lauro, 57 anni
Velia Carli in Lauro, 50 anni
Umberto Lugli, 38 anni
Eckhardt Mäder, 14 anni
Kai Mäder, 8 anni
Margret Rohrs in Mäder, 39 anni
Lina Ferretti in Mannocci, 53 anni
Maria Angela Marangon, 22 anni
Rossella Marceddu, 19 anni
Angela Marino, 23 anni
Domenica Marino, 26 anni
Leo Luca Marino, 24 anni
Amorveno Marzagalli, 54 anni
Anna Maria Bosio in Mauri, 28 anni
Carlo Mauri, 32 anni
Luca Mauri, 6 anni
Patrizia Messineo, 18 anni
Catherine Helen Mitchell, 22 anni
Antonio Montanari, 86 anni
Rosina Barbaro in Montani, 58 anni
Nilla Natali, 25 anni
Giuseppe Patruno, 18 anni
Vincenzo Petteni, 34 anni
Angelo Priore, 26 anni
Roberto Procelli, 21 anni
Pio Carmine Remollino, 31 anni
Gaetano Roda, 31 anni
Romeo Ruozi, 54 anni
Angelica Tarsi in Sacrati, 72 anni
Loredana Molina in Sacrati, 44 anni
Sergio Secci, 24 anni
Iwao Sekiguchi, 20 anni
Salvatore Seminara, 34 anni
Mario Sica, 44 anni
Anna Maria Salvagnini in Trolese, 51 anni
Marina Antonella Trolese, 16 anni
Eleonora Geraci in Vaccaro, 46 anni
Vittorio Vaccaro, 24 anni
Fausto Venturi, 38 anni
Rita Verde, 23 anni
Vincenzina Sala in Zanetti, 50 anni
Onofrio Zappalà, 27 anni
Paolo Zecchi, 23 anni
Viviana Bugamelli in Zecchi, 23 anni

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Le testimonianze


Il processo

Ogni strage porta con sé un mistero. Ogni delitto politico contiene un messaggio, o forse più messaggi indirizzati a chi dovrebbe intendere, e si rimane smarriti dietro alla morte indiscriminata, al dolore innocente inflitti perché qualcuno capisca chissà cosa.

L'attentato del 2 agosto ha una verità giudiziaria, raggiunta nelle aule di tribunale dopo oltre venticinque anni di processi, in un labirinto di condanne, assoluzioni, rinvii, riaperture e sentenze definitive. Come tutte le trame complicate, anche questa ha bisogno di un po' di attenzione e di sintassi pulita.

La Cassazione ha stabilito che gli autori del massacro sono stati Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (che nel 1980 era minorenne), aiutati e supportati da Gilberto Cavallini. Tutti e quattro terroristi neofascisti già colpevoli di altri omicidi. 

Nel gomitolo intricato delle carte processuali (più di un milione di pagine), si trovano tanti fili, disordinati, magari messi lì apposta o appena afferrati. Uno di questi fili ha portato a un'altra certezza processuale: le prime indagini sulla strage sono state volutamente depistate, gli investigatori sono stati tratti in inganno da falsi indizi costruiti ad arte da chi invece avrebbe dovuto aiutare nella ricerca dei responsabili. 

Anche qui c'è una condanna definitiva, nei confronti di due funzionari del servizio segreto Sismi (Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte), di un faccendiere come Francesco Pazienza e di Licio Gelli, Venerabile Maestro della loggia massonica P2. La sentenza della Cassazione parla di calunnia aggravata da terrorismo ed eversione. In pratica, all'inizio del percorso di indagini su Bologna, i due agenti, ispirati da Gelli, organizzano un'operazione denominata "Terrore sui Treni" che è una totale messinscena: pura fiction, si direbbe. 

Una valigia, piena di esplosivo, lasciata lì nella toilette di seconda classe del treno Taranto-Milano e fatta ritrovare agli inquirenti apposta per suggerire: "Vedete? Il botto del 2 agosto è stato solo il primo atto di una strategia del terrore, ne arriveranno altri. E i responsabili vanno cercati tra i neofascisti".

La favolaccia di Gelli e dei suoi viene portata alla luce pochi anni dopo, con tutto il suo groviglio di ambiguità. Anche perché nel frattempo è stata scoperta la lista degli appartenenti alla Loggia P2: dentro ci sono politici, banchieri, giornalisti, magistrati, imprenditori, militari. Pezzi interi delle istituzioni, dell'economia, dell'informazione. Una storia nella storia, uno spin-off che porta lontano nel tempo e nello spazio. Che rischia di confonderci e allontanarci dalle verità. Ma che è necessario tenere a mente. Perché se ogni strage porta con sé un mistero, ogni delitto avviene in un contesto. E talvolta è proprio il contesto che diventa protagonista.

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Giuseppe Valerio Fioravanti - ©Ansa

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Francesca Mambro - ©Ansa

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Luigi Ciavardini - ©Ansa

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Gilberto Cavallini - ©Ansa

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I due funzionari del Sismi: Pietro Musumeci (al centro) e Giuseppe Belmonte (a destra) - ©Ansa

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Licio Gelli - ©Ansa

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Il contesto storico

Nel labirinto di una strage, il filo dei processi e quello della storia si intrecciano sempre ma non sempre portano dalla stessa parte. Bologna non è Piazza Fontana, dove la storia è arrivata a certe conclusioni prima dei tribunali. Su mandanti, ispiratori e anche sul movente del 2 agosto rimangono zone d'ombra non illuminate dalle sentenze, come ha detto anche il capo dello Stato Sergio Mattarella. E allora il contesto diventa protagonista.

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La disperazione di un familiare delle vittime - ©Ansa

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L'Italia del 1980 è un Paese nel quale terroristi rossi e neri ancora sparano e uccidono in nome dell'ideologia.

La politica ha abbandonato l'idea di mettere insieme forze opposte (democristiani e comunisti) e riprende la lunga stagione del centrosinistra, variamente declinato. Una sorta di riallineamento dopo gli anni dei grandi esperimenti.

Soprattutto, la penisola è percorsa da correnti potenzialmente esplosive, proprio per la sua collocazione strategica: da Est a Ovest, i venti della guerra fredda, perché il muro di Berlino è ancora solido e tra Mosca e Washington la sfida è fatta di euromissili, ma anche di intelligence; da Sud a Nord, i sentieri opachi del terrore internazionale, che vogliono dire: questione palestinese, Medio Oriente, Mediterraneo, battaglia per il gas e per il petrolio. Con l'Italia a giocare il ruolo ambiguo di chi sta da una parte ma anche dall'altra. Infine, un mese e mezzo prima della strage alla stazione, il volo Itavia Bologna-Palermo è precipitato nel Tirreno fra Ponza e Ustica, uccidendo 81 persone. Un missile, una bomba a bordo, un incidente: comunque un mistero.

Il 2 agosto a Bologna erano certamente presenti personaggi appartenenti a gruppi terroristici legati ai palestinesi, la cui posizione è stata archiviata con "il grumo residuo di un sospetto", scrivono i magistrati. E proprio a partire da questi sospetti che nascono ipotesi diverse dalla matrice neofascista.

C'è chi sostiene che la strage sia stata opera di una delle fazioni interne all'organizzazione per la liberazione della Palestina: per dare un segnale all'Italia e alle sue ambiguità. Oppure un attentato ispirato dalla Libia, dal colonnello Gheddafi, coinvolto in qualche modo nel mistero di Ustica. O ancora: una partita tutta giocata fra servizi segreti occidentali e orientali, o addirittura tra fazioni diverse delle stesse intelligence, dove il confine tra ideologie opposte si piega a deviazioni e interessi di parte. Con i terroristi come pedine e Bologna Centrale come tragico proscenio.

Ipotesi, contesti, narrazioni, depistaggi, sottili menzogne e strane verità: presente e passato ostaggi l'uno dell'altro, fermi sotto il sole di Bologna, una mattina d'estate di quarant'anni fa.

Bologna, 2 agosto 1980
2 agosto 2020

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