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Come si contano i contagi di Coronavirus in Italia

Coronavirus, i numeri

3' di lettura

I dati forniti dalla Protezione civile, sulla base dei conteggi regionali, e quelli certificati dall'Istituto superiore di Sanità non coincidono solo perché i test effettuati su base locale devono essere poi rivalidati a Roma

Da quando i casi di contagio di coronavirus si sono diffusi in Italia (LO SPECIALE), ogni giorno i numeri vengono comunicati - in conferenza stampa - dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli alle 12 e alle 18. I numeri forniti dalle Regioni però non coincidono con quelli dell'Istituto Superiore di Sanità solo perché i test effettuati su base locale devono essere poi rivalidati a Roma Ecco come funziona.

La differenza tra dati locali e dati validati dall'Iss

La differenza è diventata evidente quando il 27 febbraio a mezzogiorno Borrelli ha diffuso un numero molto distante da quello dell'Iss (GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI): la Protezione civile ha detto di aver raccolto 528 test positivi, di cui 159 ricoverati con sintomi e 37 in terapia intensiva. Il numero 528 è stato ottenuto sommando i dati ricevuti dalle singole Regioni e dal ministero della Sanità. Sempre Borrelli ha poi fornito un secondo numero, quello di test positivi validati dall'Istituto Superiore di Sanità alla mezzanotte di mercoledì, ovvero 282. 

Perché i numeri dell'Iss sono più bassi

Il numero sensibilmente più basso confermato dall'Iss (282) si riferisce quindi al numero di campioni che - dopo essere stati valutati positivi nelle varie regioni (COME FUNZIONA IL TAMPONE) - sono stati inviati a Roma per una controprova e dunque confermati "una seconda volta".

Ricapitolando: ogni tampone viene prima fatto e analizzato in laboratorio a livello locale, poi l'analisi viene ripetuta dall'Iss, per abbassare la probabilità di un "falso positivo" (è capitato in Piemonte).

Quando si parla ufficialmente di "caso di contagio"

Solo a quel punto, se anche l'Iss riscontra positività sul campione, si parla ufficialmente di "contagio" e il caso viene segnalato alle autorità sanitarie italiane e internazionali, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo processo di verifica richiede diverse ore, tuttavia, il ché significa che per questioni di tempo l'ISS è sempre un po' "indietro" rispetto al conteggio delle regioni.

"Obbligo di trasparenza"

Perché non aspettare, dunque, e comunicare direttamente il dato dei contagi validati dall'Istituto di Sanità? "Per obbligo di trasparenza", ha spiegato Walter Ricciardi dell’OMS in un'intervista al Corriere della Sera: i dati vengono così forniti all'OMS e diventano pubblici già nel momento dei test locali (che devono essere ancora confermati dall'Iss). 

Data ultima modifica 28 febbraio 2020 ore 12:27

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