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Coronavirus, la figlia di Trevisan: "Mio padre, non un numero. Non dite la prima vittima"

4' di lettura

In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Vanessa racconta di suo papà, morto a 78 anni a causa del Covid-19: “Hanno detto che era vecchio, come se la sua età dovesse attenuare il dolore”. Intanto la procura di Padova ha aperto un’inchiesta sulla sua morte

Parla la figlia di Adriano Trevisan, 78 anni, morto venerdì scorso nell’ospedale di Schiavonia a causa del coronavirus. "Adriano Trevisan non è un numero, non è la prima vittima italiana del coronavirus, non è un nome e un cognome sul giornale – ha detto Vanessa in un’intervista rilasciata a la Repubblica - Adriano Trevisan è mio papà, è il papà di Vladimiro e Angelo. È il marito di mia madre Linda. È il nonno di Nicole e di Leonardo" (LIVEBLOG - FONTANA A SKY TG24: "CONTAGIATI IN MODO LIEVE 4 MINORI" - IN CALO IL NUMERO DEI CONTAGI IN CINA). 

La procura di Padova ha aperto un'inchiesta

Sulla morte di Adriano Trevisan, di Vò, la procura di Padova ha aperto un’inchiesta e ha acquisito le cartelle cliniche dell’ospedale per capire se ci siano stati ritardi nella diagnosi. Anche la figlia Vanessa, 45 anni, è risultata positiva al coronavirus. Adesso è chiusa in casa per la quarantena di 14 giorni, nella sua abitazione, a Vò, di cui è stata sindaco fino all’anno scorso. Insieme a lei c’è anche sua madre, anche il suo tampone era positivo.

"Era autosufficiente"

Vanessa ricorda suo padre attivo e in salute: "Un leone allegro, a 78 anni era autosufficiente, guidava la macchina e usciva da solo. Nessuno in paese lo chiamava Adriano, per tutti era ‘il moro’". Aveva lavorato nell’edilizia: "Quando era giovane ha fondato con 4 amici una ditta edile con decine di dipendenti, ha costruito mezza provincia di Padova".

Il contagio a Vò

Su come abbia finito per essere contagiato è ancora tutto da chiarire. Quel che è certo è che non può aver contratto il virus troppo lontano dal suo paese, in cui trascorreva le giornate a giocare a carte con gli amici: "Quando in ospedale ci hanno chiesto se di recente fosse stato all'estero – ha detto Vanessa - mia madre ha risposto che neanche le aveva fatto fare il viaggio di nozze".

"Il medico di base non è venuto a visitarlo"

Oltre al dolore di aver perso suo padre Vanessa racconta il fastidio di esserselo ritrovato sui giornali come una cifra del coronavirus. "E hanno detto ‘però era vecchio’, come se la sua età dovesse attenuare il dolore che provo, come se la sua scomparsa fosse meno importante". Per quanto cercava di mantenersi attivo, Adriano Trevisan combatteva con qualche patologia della sua vecchiaia: "Era cardiopatico e debilitato – ha spiegato sua figlia -Il mio vero rammarico è che il nostro medico di base, quando ha cominciato a sentirsi male, non sia voluto salire a Vò per visitarlo. Sosteneva fosse una banale influenza".

"In ospedale non volevano fargli il tampone"

Inizialmente nessuno dei familiari aveva pensato al Covid-19. Adriano Trevisan si è ammalato giovedì 13 febbraio e domenica 16, lo stesso giorno del suo compleanno, lo hanno fatto ricoverare a Schiavonia. "La dottoressa che seguiva il caso – ricorda Vanessa - ci diceva di non poter fare il test per il virus perché il protocollo non lo prevedeva per pazienti che non erano tornati dalla Cina, o non avevano avuto contatti con soggetti a rischio".

La morte

Giovedì 20 febbraio all’ospedale decidono di effettuare il test per il coronavirus e venerdì arriva la risposta che l'esito è positivo. "La sera è morto – racconta Vanessa - Comunque voglio ringraziare tutto il personale di quel reparto, sono stati angeli: quando papà ha avuto la crisi cardiaca, hanno provato a rianimarlo per 40 minuti. Ben venga l'indagine, ma lui non me lo riporta più indietro nessuno".

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