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Fermato 25enne nel Parmense: per gli investigatori si autoaddestrava alla Jihad

I titoli delle 18 di Sky Tg24 del 12 febbraio

3' di lettura

Il giovane, di origini tunisine e fermato a Busseto, per mesi è stato al centro delle indagini. Le accuse: autoaddestramento e attività con finalità terroristica. Nel suo telefono file con consigli su come costruire bombe. Contatti via social con ambienti dell'Isis

Autoaddestramento alla Jihad e attività con finalità terroristica, anche internazionale. È con queste accuse che un ragazzo di 25 anni, di origini tunisine, è stato fermato ieri dalla polizia a Busseto, nel Parmense. Secondo la Procura di Bologna, il giovane avrebbe avuto, via social, contatti con ambienti dell'Isis. Nel suo telefono sono stati trovati migliaia di file con indicazioni su come costruire esplosivi o armi, lezioni e manuali con tecniche di combattimento e fuga, immagini e video di attentati, esecuzioni di “infedeli”, predicatori che incitano alla jihad. Il materiale sequestrato, secondo il pm Antonella Scandellari, "dimostra con evidenza che il percorso di radicalizzazione si è ormai completato".

Per mesi al centro di indagini

Il 25enne per mesi è stato al centro delle indagini di Digos e Polizia postale. Lo scorso giugno è stato perquisito. Ora è stato fermato e a breve un giudice valuterà la convalida del provvedimento. Secondo gli investigatori, il giovane avrebbe progressivamente e sistematicamente scaricato e memorizzato materiale che, continuano, è chiaramente volto al proprio autoaddestramento a compiere atti di terrorismo. Dalle indagini risulta che il 25enne, in 50 giorni, abbia scaricato circa 40 video. Documentati anche i suoi contatti via social con persone appartenenti ad ambienti jihadisti, ad esempio in gruppi WhatsApp chiamati "L'esercito del Califfato" oppure "I Nasheed dello stato islamico". Secondo il pm, ormai le logiche "della jihad globale porta gli aspiranti mujahidin a cercare, per una mirata formazione e addestramento, contatti e incontri sul web e non più nelle moschee o luoghi privati". 

Il manuale con i consigli per realizzare molotov

Tra i file trovati, ad esempio, c’è un manuale con “200 consigli” con schede e istruzioni per realizzare molotov, ingredienti per preparare una bomba, suggerimenti su tecniche di combattimento e raccomandazioni per eludere inseguitori ed evitare la cattura, strumenti di autodifesa e fuga. Trovati anche testi manoscritti inneggianti al martirio. Insomma, spiegano gli investigatori, argomenti monotematici, riferibili al terrorismo internazionale, che presupporrebbero la completa adesione al jihadismo proposto da esponenti o gruppi aderenti all'Isis, con cui l'uomo era in contatto in particolare attraverso gruppi social.

Le frasi in cui "celebra la jihad"

Nel decreto di fermo, il pm cita anche frasi contenute in vari appunti, in cui l'indagato "celebra la jihad ed esalta i mujaheddin e al contempo esterna positivi e preoccupanti apprezzamenti per il martirio", tanto da proporre "forme di incitamento all'azione suicidiaria come atto estremo, evidentemente ritenuto necessario per sostenere la lotta violenta, o meglio la jihad". "Omaggiamo Allah con la morte" oppure "Verrà innalzato con il nostro sangue e la parola di Allah sarà suprema" sono alcune delle espressioni citate. Concetti che, secondo gli inquirenti, "dimostrano la più totale adesione all'ideologia riconducibile al fondamentalismo islamico" e un "completo allineamento alle posizioni proprie dell'organizzazione terroristica dell'autoproclamato stato islamico".

Data ultima modifica 12 febbraio 2020 ore 12:14

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