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Ponte Morandi, sensori erano fuori uso dal 2015: tranciati durante lavori e mai sostituiti

3' di lettura

La scoperta degli investigatori: coi dati dei sensori era stato compilato nel 2014 il documento in cui si parlava di “rischio crollo”, ma dall’anno dopo l’impianto era fuori uso perché tranciato durante dei lavori. Aspi: "Interessati a chiarire responsabilità"

Sul Ponte Morandi di Genova esisteva un impianto di monitoraggio strutturale che però, dal 2015, non funzionava più perché era stato tranciato durante dei lavori eseguiti sulla carreggiata. A scoprirlo sono stati gli investigatori che, coordinati dalla procura del capoluogo ligure, stanno indagando sul crollo del 14 agosto 2018 in cui hanno perso la vita 43 persone (LO SPECIALE - DALLA TRAGEDIA ALLA RICOSTRUZIONE: FOTO - IL VIDEO DEL CROLLO).

I sensori rotti dal 2015 e mai cambiati

Da quanto è emerso, il documento "di programmazione del rischio" - in cui nel 2014 è stato scritto che il Ponte Morandi era a "rischio crollo" - veniva compilato anche con i molti dati ricevuti dai sensori che Autostrade aveva montato negli anni precedenti sulla struttura. Ma quell'impianto di monitoraggio strutturale, hanno detto gli investigatori, ha smesso di funzionare a partire dal 2015. Quei sensori, hanno spiegato, non erano più stati sostituiti nonostante il Cesi e il Politecnico di Milano ne avessero consigliato l'installazione per poter meglio comprendere la situazione del Morandi.

Le domande della procura di Genova

Negli anni successivi il sistema di sensori era stato inserito nel progetto di retrofitting, i lavori di rinforzo delle pile 9 e 10 che però non sono mai partiti perché nel frattempo il ponte è crollato. Dal 2015 quindi, secondo la procura di Genova, il documento veniva compilato soltanto con le prove riflettometriche e non con altri sistemi di monitoraggio. Un metodo che, secondo chi indaga, forse non era sufficiente a capire le reali condizioni del ponte. E allora, è la domanda degli inquirenti, perché nonostante i sensori fossero rotti e ci fosse un unico sistema di monitoraggio, senza nemmeno entrare nei cassoni, il "rischio crollo" non era stato preso in considerazione? Una delle ipotesi emerse nelle ultime settimane è che si dovesse risparmiare sui costi di gestione e che una chiusura parziale o totale della struttura potesse influenzare i bilanci in vista dell'entrata nell'asset aziendale di nuovi importanti e ricchi soci cinesi e tedeschi.

La replica di Aspi: "Interessati a chiarire responsabilità"

Sul tema dei sensori è arrivata anche la replica di Aspi. "In merito alle ricostruzioni apparse sui media relative ad alcuni sensori che erano presenti sul Ponte Morandi, la società ricorda che nessuna delle analisi svolte sul viadotto Polcevera, anche da qualificati soggetti terzi, aveva evidenziato allarmi sulla sicurezza dell'infrastruttura", si legge in una nota. E ancora: "Autostrade per l'Italia dichiara di essere il primo soggetto interessato affinché vengano chiarite eventuali responsabilità, sia in sede di incidente probatorio che successivamente nell'ambito del processo".

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