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Mondo di Mezzo, dopo la Cassazione in 9 in cella per via della legge "Spazzacorrotti"

Cassazione: Mondo di mezzo non è mafia

2' di lettura

La misura detentiva applicata nei confronti degli imputati condannati in via definitiva per corruzione è prevista dalla norma che esclude la possibilità di chiedere misure alternative al carcere

In attesa che inizi il nuovo processo d’appello, in cui andrà ricalcolata la pena per i componenti di quella organizzazione a delinquere che però la giustizia ha stabilito non essere di stampo mafioso, dopo la sentenza della Corte di Cassazione si sono aperte le porte del carcere per 9 dei 32 imputati del processo cosiddetto “Mondo di Mezzo”.

In cella per la legge “Spazzacorrotti”

L’immediata esecuzione della pena detentiva è la diretta conseguenza dell’applicazione della Legge “Spazzacorrotti” in vigore dallo scorso gennaio, che tante tensioni aveva provocato nell’allora governo Movimento 5 Stelle-Lega. La legge, che nella sola parte legata al blocco della prescrizione entrerà in vigore nel 2020 salvo modifiche, introduce "misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici".

Nessuna misura alternativa per i corrotti

Tra le norme introdotte dalla legge c’è anche l’impossibilità per chi sia stato condannato in via definitiva per corruzione, di chiedere misure alternative al carcere come l'affidamento in prova ai servizi sociali o gli arresti domiciliari. In particolare la legge e' stata applicata, tra gli altri, nei confronti dell'ex dirigente che si occupava della cura del Verde a Roma Claudio Turella, dell'ex presidente dell'Assemblea Capitolina Mirko Coratti, dell'ex presidente del Municipio di Ostia, Andrea Tassone, del dirigente regionale Guido Magrini e - infine - dell'ex consigliere comunale Giordano Tredicine.

Sulla “Spazzacorrotti” pende un ricorso davanti alla Consulta

Sulla legge pende però la decisione della Corte Costituzionale che deve pronunciarsi proprio sulla irretroattivita' della norma. A rivolgersi alla Consulta era stata la prima sezione penale della Corte di Cassazione che nell'esaminare il caso di un legale di Como, condannato a 4 anni per peculato, aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale.
§Lo scorso febbraio nell'ambito di un altro processo, quello per il crack delle fondazioni Maugeri e San Raffaele, per effetto della stessa legge "Spazzacorrotti" era finito in carcere anche l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, condannato in via definitiva per corruzione a 5 anni e 10 mesi, pur avendo 72 anni.

 

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