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Romania, 15 enne uccisa. Gli audio delle telefonate al 112 indignano il Paese

2' di lettura

Alexandra era stata rapita mentre faceva l'autostop, stuprata e uccisa da un 65enne che ha confessato l'omicidio. Era riuscita a parlare con i soccorsi, ma l'agente al telefono le aveva risposto "Ho altre chiamate". Gli audio sono stati pubblicati su Facebook

Aveva ripetutamente chiamato i soccorsi, era riuscita a dare indicazioni su dove trovarla, a lanciare un disperato ultimo appello per la sua vita. Ma non è bastato a cambiare il destino di Alexandra, la 15enne romena che è stata rapita, stuprata e uccisa lo scorso 24 luglio in Romania. Il caso aveva da subito scosso il Paese per la dinamica del crimine: la ragazza stava facendo l'autostop quando era stata avvicinata dal suo omicida, il meccanico 65enne Gheorghe Dinca, che l'ha portata nella sua casa di Caracal, a 145 chilometri da Bucarest, dove lui stesso ha confessato di averla uccisa. Ma prima della fine Alexandra era riuscita a impossessarsi di un telefono e a chiamare il 112. Gli audio e le trascrizioni di quelle telefonate sono stati pubblicati sulla sua pagina Facebook dallo zio, scatenando rabbia e indignazione.

L'indifferenza del 112 e il ritardo

"Per favore non riattaccate, ho davvero paura" sono le ultime parole dette dalla giovane prima di morire. Prima, invocazioni di aiuto, "Per favore venite presto, credo stia tornando", ma anche indicazioni su dove si trovava e sull'uomo che l'aveva rapita. Il poliziotto in turno - l'agente Vasilica Viorel Florescu - non le ha dato peso, rispondendole: "Non posso stare al telefono con lei, ho altre chiamate". Una risposta che, alla luce dei fatti, è agghiacciante. Così come quando, alle richieste insistenti di Alexandra, l'agente si spazientisce aggiungendo "E che cavolo! Calmati, la macchina è già sulla strada".

Le dimissioni del capo della polizia

 

Ma invece sono passate oltre 19 ore prima che la polizia individuasse la casa in cui la ragazza era tenuta prigioniera. L'intervento si è svolto quando ormai era tardi per salvarla. In seguito alla pubblicazione degli audio, centinaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il governo. Il capo della polizia, Ioan Buda, è stato costretto alle dimissioni come altri due funzionari di polizia locali.

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