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Bologna, festa di liceali con torte naziste nel Giorno della Memoria

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2' di lettura

A diffondere la notizia online è stata una docente della Sapienza. Sarebbe successo in un locale lo scorso 27 gennaio. I genitori del festeggiato avrebbero detto che si trattava “solo di una battuta”. In tre quindicenni si sono rifiutati di mangiare le torte

Dopo la cena, per festeggiare il compleanno di un liceale quindicenne, arrivano le torte. Solo che raffigurano entrambe immagini e “battute” sul nazismo. Sulla prima, c’è Hitler al telefono che dice: “Pronto cara, accendi il forno che sto arrivando”. Sulla seconda: “Evvai, sarà una serata a tutto gas”. È successo a Bologna e non in un giorno qualunque: lo scorso 27 gennaio, il Giorno della Memoria. Secondo i siti web che hanno riportato la vicenda, tre dei ragazzini invitati alla festa si sarebbero rifiutati di mangiare i dolci.

Il ruolo dei ragazzi

La storia è emersa perché raccontata ad alcuni genitori e poi circolata su internet: una docente della Sapienza, Vanessa Roghi,  ne ha parlato in un articolo pubblicato sul sito “Ricerca”, la rivista della Loescher. Successivamente, il Corriere di Bologna ha ripreso la notizia e appurato che il fatto sia accaduto in un locale del capoluogo emiliano. La professoressa Roghi racconta nell’articolo di aver appreso quanto successo dalla madre di un ragazzino presente, rimasto sconcertato dall’accaduto. Quando la mamma ha poi chiesto spiegazioni, i genitori del festeggiato avrebbero risposto: “È solo una battuta, ci dispiace di aver urtato la tua sensibilità”, mentre gli altri genitori avrebbero minimizzato: “Sono cose da ragazzi”. La professoressa scrive inoltre: “È chiaro che additare genitori, bambino, ristorante alla pubblica gogna non aiuta. Io ho buttato la cosa su Facebook, senza dire né dove né chi, e le reazioni sono state le più disparate, soprattutto preoccupate, e invocano l'intervento delle famiglie, della scuola, delle forze dell'ordine. Soltanto una professoressa, che insegna alle medie, ha sollevato il problema di cosa ne pensano i ragazzi stessi che hanno avuto parte, come attori o come semplici comparse, in questa storia". Secondo il Corriere di Bologna, i ragazzi coinvolti ne avrebbero parlato anche in classe, ma non con i docenti.

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