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Mattarella concede la grazia a Drì, Vergelli e Bini: uccisero "per disperazione"

I titoli delle 13 di Sky TG24 del 15/02

3' di lettura

Il provvedimento del presidente della Repubblica nei confronti dei tre anziani. Due sono stati condannati per l'omicidio delle mogli, malate di Alzheimer. Uno ha ammazzato il figlio tossicodipendente

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha concesso la grazia a Franco Antonio Drì, Giancarlo Vergelli e Vitangelo Bini. Drì, 78 anni, scontava una pena di sei anni per aver sparato al figlio tossicodipendente al culmine di una lite nel 2015. Vergelli, 88 anni, era stato condannato per aver ucciso la moglie malata di Alzheimer. Storia analoga quella di Vitangelo Bini, 89 anni, anch'egli in carcere per l'omicidio della moglie affetta dallo stessa malattia.

I motivi della grazia

Nel valutare le domande di grazia, in ordine alle quali il Ministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria ha formulato avviso non ostativo, il Presidente della Repubblica ha tenuto conto dell'età avanzata dei condannati e delle precarie condizioni di salute dei medesimi, dei pareri favorevoli espressi dalle autorità giudiziarie nonché delle eccezionali circostanze in cui sono maturati i delitti, evidenziate nelle sentenze di condanna. È quanto si legge in un comunicato del Quirinale.

Drì e l'omicidio del figlio tossicodipendente

La grazia conclude la vicenda giudiziaria di Franco Drì, cominciata nel 2015 quando l'uomo sparò al figlio, Federico, di 47 anni, tossicodipendente, al culmine dell'ennesima lite, un colpo di pistola al petto, uccidendolo. I fatti si erano svolti a Fiume Veneto (Pordenone). L'anziano, non in perfetto stato di salute, era stato condannato in appello a una pena di oltre sei anni, che ha già in parte scontato. I cittadini di Fiume Veneto avevano avviato una petizione per sostenere la richiesta di grazia al Presidente, raccogliendo oltre mille firme. Anche la moglie e l'altro figlio di Drì avevano chiesto in una lettera che fosse concessa la grazie.

Vergelli e la moglie malata di Alzheimer

Giancarlo Vergelli, di 88 anni, era stato condannato in 22 febbraio 2016 dalla corte d'appello di Firenze a 7 anni e 8 mesi per aver ucciso la moglie 88enne malata di Alzheimer. L'omicidio avvenne a Firenze, nella casa di borgo Pinti, il 22 marzo 2014. Vergelli strangolò la moglie con una sciarpa e rimase accanto al cadavere circa un'ora, poi andò a costituirsi dalla polizia dicendo agli agenti "Non ce la faccio più" e spiegando di non reggere a un repentino aggravamento della malattia della moglie.

Il caso Bini

Storia analoga quella di Vitangelo Bini, 89 anni, che doveva scontare una condanna, confermata in Cassazione, a 6 anni e 6 mesi per l'omicidio della moglie, che era malata di Alzheimer: l'uomo uccise la moglie per non vederla più soffrire. L'omicidio risale all'1 dicembre 2007. Bini, per 35 anni vigile urbano a Firenze, fino a quel tempo aveva assistito in casa la moglie Mara Tani malata da 12 anni di Alzheimer. Ma poi diventò necessario ricoverarla in una struttura sanitaria, a Prato. L'uomo, quando apprese del peggioramento delle condizioni della moglie e della sua ulteriore sofferenza nell'ospedale, prese una pistola dalla sua collezione di armi e la raggiunse nel reparto di degenza uccidendola con tre colpi.

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