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Caso Cucchi, indagato per falso anche un generale dei carabinieri

I titoli di Sky tg24 delle 18 del 6 febbraio

3' di lettura

Si tratta di Alessandro Casarsa, all'epoca dei fatti colonnello e comandante del gruppo Roma. Lui nega di aver preso parte a qualsiasi manipolazione delle note sulle condizioni di salute del giovane geometra, morto nel 2009, per le quali sono indagati altri 5 militari

C'è anche un generale dei carabinieri tra gli indagati nell’inchiesta-bis sui depistaggi sulla morte di Stefano Cucchi. Lo riporta il Corriere della Sera, spiegando che l'ufficiale coinvolto è Alessandro Casarsa, fino a un mese fa capo dei corazzieri in servizio al Quirinale. All’epoca dei fatti, nel 2009, era colonnello e comandante del Gruppo Roma. All’uomo sarebbe contestato il reato di falso in atto pubblico, e il suo nome andrebbe così ad aggiungersi agli altri cinque ufficiali indagati per le manipolazioni di almeno due relazioni di servizio su Stefano Cucchi, arrestato la sera del 15 ottobre 2009 e deceduto una settimana più tardi al reparto carcerario dell’ospedale Sandro Pertini di Roma.

Il generale afferma di essere estraneo

Casarsa, riporta il Corriere della Sera, è stato interrogato una decina di giorni fa dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò, che coordinano l’inchiesta-bis. Il generale ha sostenuto di essere estraneo a qualsiasi manipolazione per ostacolare la ricerca della verità sulla morte di Cucchi. I pm stanno cercando di far luce sulla modifica delle annotazioni sulle condizioni di salute di Stefano Cucchi, redatte dai carabinieri Gianluca Colicchio e Francesco Di Sano. Quest’ultimo aveva già dichiarato di aver dovuto, dopo un ordine gerarchico, modificare il verbale sullo stato di salute di Cucchi. E a seguire sono stati indagati il maggiore Luciano Soligo, allora comandante della compagnia Talenti Montesacro e il luogotenente Massimiliano Colombo (comandante della Stazione Tor Sapienza).

I pm indagano sulla gerarchia degli ordini per modificare le note di salute

Secondo quanto afferma Colombo fu il maggiore Soligo a chiedere la modifica delle annotazioni perché “estremamente particolareggiate e, nelle stesse, si esprimevano valutazioni medico-legali che non competevano” a Colicchio e Di Sano. Sempre Colombo afferma che Soligo parlava al telefono con un superiore chiamandolo “signor colonnello”, e fece trasmettere per posta elettronica i documenti al tenente colonnello Francesco Cavallo, all'epoca capo ufficio Comando del gruppo Roma, poi ritornati indietro con il testo cambiato e la scritta "meglio così". Cavallo, anche lui indagato, avrebbe spiegato ai pm di non ricordare le modifiche ma che in ogni caso tutto ciò che fu fatto all’epoca era concordato con il comando del Gruppo Roma, che aveva tra l’altro rapporti diretti con i comandanti di Compagnia, senza dover passare necessariamente da lui. Visto il clamore suscitato dal caso Cucchi, se ne era occupato anche il suo diretto superiore, il colonnello Casarsa. Sulla base di questi e altri elementi, i pm Pignatone e Musarò hanno ritenuto di dover iscrivere anche il nome di Casarsa nel registro degli indagati.

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