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Percezione della corruzione, l'Italia è al 53esimo posto nel mondo

3' di lettura

Per il nostro Paese si conferma, spiega Transparency International, trend in lenta crescita. Dal 2012 guadagnati 10 punti: nel 2018 52 su 100. Carnevali: “Reputazione Italia sta migliorando. Siamo sulla strada giusta”. Cantone: “Fenomeno resta grave, ma passi concreti”

La posizione dell’Italia migliora e si allontana dagli ultimi posti, ma è ancora lontana dai primi. È questo il risultato dell’Indice di Percezione della Corruzione 2018 (Cpi) pubblicato da Transparency International: il nostro Paese è al 53esimo posto nel mondo, con un punteggio di 52 su 100 (due punti migliore rispetto all'anno precedente). Si conferma, quindi, il trend in lenta crescita dell’Italia nella classifica globale e in quella europea. Dal 2012 sono stati guadagnati 10 punti, mentre altri Paesi faticano ad implementare misure di contrasto efficaci. "Questo indice ci dice che, con fatica e lentamente, la reputazione del nostro Paese sta migliorando. Siamo sulla strada giusta, ci stiamo avvicinando alla sufficienza, ma non dobbiamo assolutamente accontentarci", ha dichiarato Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia. "C'è ancora molto da fare, a partire dall'implementazione della recentissima legge anticorruzione, una legge che andrà valutata sulla sua capacità di incidere concretamente nel Paese", ha aggiunto.

In testa la Danimarca, Usa fuori dai primi 20

L'Indice per il 2018 prende in esame la percezione e la fiducia in 180 Paesi. La sorpresa sono gli Usa: perdono 4 posti in classifica ed escono dai primi 20 Paesi più virtuosi. La classifica assegna 100 punti ai Paesi con zero corruzione e 0 punti ai peggiori. La graduatoria vede in testa la Danimarca a 88 punti, seguita dalla Nuova Zelanda a 87. Al terzo posto, a pari merito tutti con 85 punti, Finlandia, Singapore, Svezia e Svizzera. In fondo alla classifica, Somalia 10 punti, Siria e Sud Sudan (13) accompagnati da Yemen e Nord Corea (con 14). Il calo degli Usa, 22esimo posto a 77 punti, "sembra un 'campanello d'allarme' sulla necessità di affrontare i conflitti di interesse, l'indebita influenza del settore privato e l'ampliamento delle divergenze tra ricchi e poveri", ha detto Zoe Reiter, di Trasparency Usa. La Russia nel 2018 si è classificata al 138esimo posto su 180 nel rating Corruption Perception Index, compilato da Transparency International. Lo stesso risultato è stato ottenuto da Papua Nuova Guinea, Libano, Iran, Guinea e Messico. Il peggiore degli Stati sudamericani è il Venezuela, che con 18 punti si piazza al 168esimo.

Cantone: “Fenomeno resta particolarmente grave, ma passi concreti”

"L'Italia di certo è un Paese corrotto, la sufficienza piena non la merita ancora", ma è passata dalla "72esima posizione del 2012", anno in cui entrò in vigore la legge Severino, "alla 53esima del 2018", con uno "score aumentato da 42 a 52 punti", ha osservato ancora Carnevali. Nel nostro Paese, ha aggiunto, "abbiamo un buon pacchetto di norme anticorruzione, anche se manca la parte relativa alle lobby e ai conflitti di interesse". Sulla questione è intervenuto anche Raffaele Cantone, presidente dell'Anac. “La corruzione è un fenomeno che resta particolarmente grave ma sono stati fatti piccoli passi concreti. Il vero problema è il pendolo che quasi sempre caratterizza la nostra legislazione. Ci sono mentalità che purtroppo persistono e che abbiamo già visto all'opera, e che dopo mani Pulite hanno smontato la legislazione", ha detto.

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