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Terrorismo, Mattarella commemora Guido Rossa: “Prendere chi è in fuga”

4' di lettura

Il presidente della Repubblica ha preso parte alla cerimonia all’ex stabilimento Ilva di Cornigliano a 40 anni dalla morte del sindacalista genovese, ucciso dalle Brigate Rosse. In mattinata, alcune scritte contro Rossa e inneggianti alle Br sono apparse in città

Guido Rossa "ha pagato con la sua famiglia il prezzo supremo di chi ha voluto tener fede al valore della Repubblica che in Genova e nelle sue fabbriche ha trovato la Resistenza". Sono queste le parole con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordare, a Genova, il sindacalista ucciso 40 anni fa dalle Brigate Rosse, sottolineando poi la necessità di fare giustizia, prendendo i latitanti in fuga. All'ex stabilimento Ilva di Cornigliano, dove si tiene la cerimonia di commemorazione, il Capo dello Stato è stato accolto da un applauso dopo aver deposto una corona di fiori alla targa in ricordo di Rossa su cui si legge: "Contro ogni terrorismo unità fratellanza e accoglienza fra tutti i lavoratori senza distinzione di provenienza, di religione e nazionalità". 

Mattarella: “Necessario compiere giustizia”

"L'impegno delle istituzioni non può dirsi del tutto concluso, non può fermarsi l'azione delle istituzioni finché non sia compiuta giustizia", ha poi sottolineato il presidente della Repubblica, riferendosi alle decine di latitanti tuttora all’estero (I TERRORISTI DI SINISTRA LATITANTI). "Coloro che si sono sottratti con la fuga" all'esecuzione della pena "devono scontare la pena comminata (LE PAROLE DI MATTARELLA). Perché la democrazia è condizione delicata la cui cura è affidata alle istituzioni ma non in misura minore ai cittadini in tutti i luoghi". 

“Impedire che forze oscure tornino all’attacco”

"La democrazia si difende se resta sè stessa e non rinuncia ai propri valori scolpiti nella Costituzione", ha poi sottolineato Mattarella. "La Repubblica dice grazie a Guido Rossa e a tutti quanti hanno saputo rendere grande il nostro Paese. Continueremo a custodire la memoria dei tanti che negli anni di piombo sono divenuti bersagli inermi e innocenti del terrorismo brigatista, delle sue spietate filiazioni, dello stragismo della galassia dell'eversione neofascista. Ancora ci chiediamo come sia potuto accadere. Ed è un interrogativo attuale per una democrazia che voglia saper vivere e affrontare le proprie contraddizioni, per impedire che forze oscure avvertano nuovamente la tentazione di tornare all'attacco", è l’appello del presidente, che parla di “fantasmi del passato sempre in agguato”.

Le parole dei presenti

Quelle "di Guido Rossa 'E se fosse da rifare rifaremmo la stessa cosa' sono parole valide oggi più che mai anche per la neonata ArcelorMittal Italia", ha detto l'ad della società Matthieu Jehl alla presenza di Sergio Mattarella. Presente alla commemorazione anche il sindaco di Genova Marco Bucci: "Abbiamo davanti delle sfide incredibili, non solo del ponte” ma anche "del lavoro, di far tornare Genova a essere una grande città". "Uomini come Guido Rossa che sono stati capaci di avere una visione fino ad arrivare al punto di rimetterci la vita, questi sono uomini di cui abbiamo bisogno", ha aggiunto Bucci.

Le scritte contro Rossa

In mattinata, alcune scritte che celebrano personaggi delle Brigate rosse e che contengono insulti nei confronti del sindacalista sono state scoperte dalla Digos di Genova. "Guido Rossa infame" e "Marta Cagol, Tino Viel, Gianfranco Zoia vivono" sono due delle scritte trovate in Salita Santa Brigida. La scelta del luogo non è casuale: l'8 giugno 1976 le Brigate Rosse uccisero proprio in Salita Santa Brigida Francesco Coco, Procuratore generale di Genova (il primo magistrato ucciso dalle Br), e i due uomini della scorta, Giovanni Saponara e Antioco Deiana. 

Chi era il sindacalista ucciso

Guido Rossa era un operaio genovese dell'Italsider (l’ex Ilva), comunista e sindacalista della Cgil, assassinato il 24 gennaio 1979 da tre membri della Colonna genovese delle Brigate Rosse a 44 anni. La sua colpa fu quella di aver denunciato un collega di lavoro che faceva proseliti per le Br in fabbrica. Un commando decise quindi di gambizzarlo ma, all’ultimo, un colpo sparato da Riccardo Dura, leader della Colonna genovese, lo uccise. 

Data ultima modifica 23 gennaio 2019 ore 13:15

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