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Trieste, il clochard sfrattato: "Mi hanno sempre trattato bene qui"

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3' di lettura

L’uomo, dopo che il vicesindaco Polidori ha buttato via alcuni suoi stracci e i suoi indumenti, parla della sua vita nella città friulana: "Dormo in strada e non mi è mai successo nulla di male. In quell'angolo avevo tutte le mie cose"

"Dormo in strada e non mi è mai successo niente, tante persone mi hanno aiutato: c'era chi portava cibo caldo, chi mi dava dei soldi". Così parla il clochard a cui, a Trieste, il vicesindaco Paolo Polidori aveva buttato stracci e indumenti, scrivendo su Facebook di averlo fatto "con soddisfazione". Il senzatetto adesso si trova all'hotel Transilvania nei pressi del valico italo-sloveno di Fernetti-Trieste, in compagnia della comunità romena e del suo presidente Andreescu Felix Aurelian. Ma ad aiutarlo in questi mesi difficili - spiega parlando un po' di italiano - è stato anche l'affetto dei triestini che da ottobre, da quando cioè è rimasto bloccato in città, non gli hanno mai voltato le spalle.

"Non mi è mai successo nulla di male a Trieste"

Intervistato da Il Piccolo di Trieste, l’uomo confessa: "Non mi è mai successo nulla di male, né la polizia né i carabinieri mi hanno mai disturbato. Solo i vigili mi hanno mandato via e sequestrato i soldi". Sui presunti precedenti penali dice di non averne e di essere solo stato raggiunto dal foglio di via emesso il 3 dicembre dalla Polizia locale. Un obbligo non rispettato e che gli è costato una denuncia. Quando gli si spiega che fine hanno fatto i suoi abiti e le sue coperte afferma quasi rassegnato: "I vigili mi hanno già sequestrato le elemosine cinque volte. In quell'angolo avevo tutte le mie cose: dei maglioni, calzini, da mangiare e un piumino".

Le difficoltà del clochard

Al momento del blitz di Paolo Polidori, che ha poi offerto un tetto all’uomo a cui aveva buttato le coperte, il senzatetto era poco distante, in piazza Garibaldi, dove aveva appuntamento proprio con Felix Aurelian per andare al Pronto soccorso e farsi curare da una forte forma di psoriasi. In Italia l’uomo è arrivato molti anni fa, dopo la fuga dal suo Paese in cui vigeva la dittatura di Ceausescu. "Nel 1989 - ha spiegato al quotidiano triestino - ero in piazza per manifestare contro il regime comunista, poi ho avuto paura e sono scappato. Ho vissuto a Gaeta, poi nel 1997 sono finito a Civitavecchia dove lavoravo per un signore che mi pagava con vitto e alloggio, ma niente soldi e allora sono andato via. Ho chiesto più volte l'asilo politico - dice - ma non me lo hanno mai dato. Sono stato anche in Francia, dove mi avevano registrato come arabo e dove volevo rivedere mia moglie e i miei figli che vivono lì".

L’arrivo a Trieste

Il 12 ottobre del 2018 inizia la vita difficile del 57enne: qualcuno gli ruba i documenti e lui non sa più dove sbattere la testa e come superare le difficoltà burocratiche. "Sono a Trieste da allora prendendo 'casa' sulla pubblica via", dice. "E lì tante persone mi hanno aiutato. C'era chi portava cibo caldo, chi mi dava dei soldi: nelle giornate buone riuscivo a raccogliere 20 euro. Dal Comune non ho avuto niente, solo la Caritas mi ha dato da mangiare", aggiunge. Ma per il clochard il problema principale è la sua salute con la pelle bruciata dalla psoriasi: "A Trieste sono stato portato in ospedale quattro volte, mi hanno dato una crema e solamente una pastiglia, io però ho bisogno delle medicine che finalmente Felix mi ha trovato. Non chiedo molto altro".

Data ultima modifica 07 gennaio 2019 ore 17:41

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