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Incidenti stradali, quasi uno su cinque è a rischio frode

5' di lettura

Si contano sempre più truffe ai danni di automobilisti in buona fede. Tra i più diffusi la pratica dello specchietto rotto e il finto sinistro nel parcheggio di un supermercato. E poi, il nuovo "trucco" della foto alla targa

Se esistesse il manuale delle truffe ai danni di ignari automobilisti e compagnie assicurative, andrebbe continuamente aggiornato. Pensavate che quelle dello specchietto o della “botta” sulla fiancata fossero passate di moda? Niente di più falso. Questi raggiri vengono consumati quotidianamente nelle nostre città, accanto ad altri con modalità più nuove e meno conosciute. E non tutti vengono denunciati alle assicurazioni.

Oltre 2 milioni e 800 mila incidenti all'anno

Nel 2017 i sinistri segnalati alle assicurazioni, secondo i dati forniti da IVASS e contenuti nel rapporto elaborato da Ania, sono stati 2.857.883, in aumento dello 0,5% rispetto al 2016. Gli incrementi maggiori sono stati rilevati al Centro (+2,1%), dove tra le regioni spicca il Lazio (+3,4%), e al Sud (+1,9%) con la Campania al +3,9%, mentre il Nord registra un calo dello 0,9%. A livello nazionale l'incidenza media di sinistri esposti a rischio frode è pari al 22,4%, in lieve diminuzione rispetto al 23,5% del 2016. Una percentuale significativa, soprattutto, se si considera che questi sono solo i dati ufficiali, cui si aggiunge tutto un mondo sommerso, destinato ad affiorare soltanto grazie alle indagini delle forze dell'ordine.  

Falsi incidenti per ottenere i rimborsi dalle assicurazioni è l'accusa che ha portato all'arresto oggi di tre giudici di pace e sette avvocati. Sono 27 gli indagati dalle procure di Roma e di Torre Annunziata. Tra gli ultimi casi emersi quello di Palermo, dove organizzazioni criminali mutilavano braccia e gambe di vittime consenzienti per frodare le assicurazioni, spacciandole come lesioni provocate da incidenti stradali. I raggiri che fanno più gola ai truffatori seriali sono, però, quelli da poche centinaia di euro, che inducono le vittime a pagare subito e in contanti. Va da sé che senza la presentazione di una denuncia all'assicurazione, la frode sfugge alle classifiche ufficiali.

Foto alla targa e denuncia a posteriori

Un tempo si trovava un biglietto sul parabrezza, che quanto meno metteva in allerta. Ora i truffatori hanno sviluppato una versione più tecnologica del vecchio avviso e, così, può capitare di ritrovarsi incolpati di un incidente mai avvenuto e del quale non si sa proprio nulla. Il tradizionale biglietto in cui si segnalavano i danni subiti da un’auto parcheggiata, accompagnati da un numero di telefono per risolvere la questione senza l’intervento dell’assicurazione, ha lasciato il posto all'ammaccatura a prova di click. Più immediata e meno dipendente dalla “correttezza” di chi trova la segnalazione. Il truffatore, smartphone alla mano, controlla se la macchina posteggiata davanti o dietro alla sua abbia dei segni sul paraurti compatibili con un danno già presente sul suo veicolo, scatta la foto della targa dell'auto della vittima designata e poi presenta la contestazione all’assicurazione. La beffa, a questo punto, è doppia: se si trova un biglietto e si è sicuri di non aver recato danni ad altri, ci si può rivolgere alle forze dell'ordine e allertare la propria assicurazione con una denuncia cautelativa, ma nel caso di una foto “rubata” come si fa a provare di non aver urtato l’auto? È evidente come diventi più complicato dimostrare che si tratti di una frode.

Specchietto rotto o fiancata rigata

Sono due delle truffe più diffuse, che continuano a mietere vittime. Il truffatore esperto sa chi puntare: sceglie un automobilista solo, gli fa credere di aver danneggiato lo specchietto della sua auto, che è già stato precedentemente rotto prima dell’ipotetico impatto. La vittima viene spesso indotta a pagare una cifra contenuta per sistemare la questione senza coinvolgere l'assicurazione ed evitare, così, l’aumento della classe di merito e del premio. Una dinamica simile può anche essere replicata quando il truffatore finge di aver subito danni a una fiancata. In alcuni casi la vittima del raggiro viene indotta a recarsi al primo bancomat per prelevare e chiudere “bonariamente” la controversia con poche centinaia di euro senza ulteriori esborsi.

La trappola dell'incidente in un parcheggio

La truffa studiata per colpire, soprattutto, donne o persone anziane è la simulazione di un sinistro in situazioni tranquille, ad esempio, l’uscita in retromarcia da un parcheggio di un supermercato. Il truffatore mima il rumore di un urto, lanciando un sassolino o una pallina, intima all’altro conducente di fermarsi, accampa scuse per non denunciare l’incidente all'assicurazione e poi lo induce a farsi dare il denaro per il risarcimento del presunto e inesistente danno. È una frode giocata sulla potenziale distrazione delle vittime e sulla loro buona fede e spesso fa la fortuna di chi la attua.

Finto tamponamento con danni fisici

Ci sono poi i “furbetti” che si inseriscono in un incrocio all’improvviso e provocano un tamponamento. La responsabilità, si sa, è sempre di chi tampona. In questa situazione sarà proprio il truffatore a voler presentare la denuncia assicurativa per ottenere risarcimenti più cospicui, grazie all’aiuto di falsi testimoni e di certificati medici per danni fisici inesistenti.

Cosa fare se truffati

Se si cadesse nella trappola dei “furbetti degli incidenti fantasma” è opportuno insistere per compilare la constatazione amichevole e, in caso di continui rifiuti, non esitare a chiamare le forze dell’ordine, soprattutto se si è certi che l'urto non sia realmente avvenuto. In ogni caso, segnalare sempre l'accaduto alla propria compagnia assicurativa, perché, in caso di denuncia della controparte, è più facile che scatti il campanello dell'anti frode e la truffa entri nelle statistiche.

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