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Terremoto L'Aquila, risarcita famiglia di vittima Casa dello studente

La Casa dello studente è crollata a seguito della scossa che il 6 aprile del 2009 ha colpito L'Aquila (Foto d'archivio)
3' di lettura

Il Tribunale civile dell’Aquila ha disposto il pagamento di un milione e 200mila euro ai familiari di Hamade Hussein, uno degli 8 ragazzi che hanno perso la vita nella tragedia. Per il fatto, nel 2016, c'erano già state delle condanne penali

Nove anni dopo il terremoto che causò il crollo della Casa dello studente dell’Aquila, il Tribunale civile del capoluogo abruzzese ha condannato la Regione Abruzzo e l'Azienda per il diritto allo studio (Adsu) al pagamento di un milione e 200mila euro ai familiari di Hamade Hussein, uno degli 8 ragazzi che hanno perso la vita nella tragedia. I parenti della vittima sono stati rappresentati dall'avvocato Wania Della Vigna che complessivamente ha richiesto 6 milioni di euro per i familiari di altri cinque studenti, miracolosamente sopravvissuti sotto le macerie dell'edificio la notte del 6 aprile 2009.

Edificio destinato a crollare

La Casa dello studente è crollata a seguito della scossa che nel 2009 ha provocato complessivamente la morte di 309 persone. Il processo penale a carico dei responsabili della costruzione e della manutenzione dello stabile si è concluso nel maggio del 2016 con la condanna in via definitiva a quattro anni di reclusione per gli ingegneri Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rosicone, e a due anni e sei mesi per Pietro Sebastiani, il presidente della Commissione collaudo dell'Azienda per il diritto agli studi universitari. Le accuse nei confronti degli imputati erano di omicidio colposo, disastro e lesioni. Nelle motivazioni delle condanne i giudici hanno scritto che l'edificio - costruito nel 1965 dalla casa farmaceutica Angelini - era destinato a crollare perché, ancora prima dei lavori di ristrutturazione eseguiti nel 2000, era stato "totalmente, e pericolosamente, modificato rispetto al progetto originario e alla iniziale destinazione d'uso". Inoltre il sisma del 6 aprile "è stato motivatamente ritenuto non imprevedibile né eccezionale" perché si sapeva che L'Aquila era da sempre, "e comunque da prima del 1965, a rischio sismico".

Responsabilità nel restauro

Appurati i gravi errori dell'ingegnere responsabile delle modifiche precedenti, ormai deceduto, la Cassazione aveva quindi condannato i tre ingegneri che ne curarono la ristrutturazione nel 2000, e l'architetto responsabile del collaudo, per non aver controllato i nuovi carichi di peso che gravavano sull'edificio e la tenuta statica prima di eseguire gli interventi che avevano progettato. Opere che, secondo i giudici, "hanno aggravato gli effetti del crollo". Il progettista e il direttore dei lavori prima di realizzare il restauro avrebbero dovuto attenersi, "secondo logica elementare e prudenza", all'obbligo di verificare l’esistenza di lavori pregressi che avessero "alterato in maniera significativa gli originari equilibri". Nella condanna definitiva la Cassazione ha anche rifiutato ai tre ingegneri le attenuanti generiche per "la gravità dei fatti, essendo l'immobile destinato ad ospitare giovani".

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