Falsi prosciutti San Daniele Dop, 103 indagati a Pordenone

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Per la Procura della Repubblica l'ipotesi è quella di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio di prodotti di origine protetta e contraffazione del marchio Dop. Sotto accusa anche 25 aziende, veterinari e ispettori

La Procura di Pordenone ha chiuso le indagini preliminari sui falsi prosciutti "San Daniele" Dop. L'inchiesta, che ha riguardato le zone di Destra Tagliamento e Udine, ha portato a contestare numerosi reati a un totale di 103 indagati. Tra i soggetti coinvolti figurano 25 imprese tra cui la società titolare del macello di Aviano, diversi allevatori, 2 prosciuttifici, ispettori del Consorzio di tutela e imprese di allevamento.

L'ipotesi di associazione a delinquere

L'ipotesi dei magistrati è quella di associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio di prodotti agroalimentari con denominazione di origine protetta, alla contraffazione della Dop "Prosciutto di San Daniele". Accusa che ha inoltre portato a decreti di sequestro per 270mila prosciutti del valore di 27 milioni di euro. Le indagini sul caso, avviate nell'estate del 2016 sotto il coordinamento del sostituto procuratore Marco Brusegan, sono state condotte dai carabinieri del Nas e dall'Icqrf (Ispettorato centrale repressione frodi) di Udine. I militari hanno raccolto materiale probatorio grazie all'ausilio di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Gli inquirenti hanno inoltre effettuato diverse analisi sui campioni di prosciutti e di sangue, e ascoltato le testimonianze di oltre 180 persone informate sui fatti.

Le indagini condotte dai carabinieri

Un'investigazione lunga due anni che, secondo la Procura, dimostrerebbe come la presunta associazione criminale avrebbe immesso sul mercato prosciutti Dop San Daniele ricavati da suini allevati e macellati senza rispettare quanto previsto dal disciplinare di produzione e che, pertanto, non avrebbero potuto fregiarsi della denominazione protetta. Secondo quanto reso noto, i suini utilizzati per produrre i prosciutti sarebbero stati di genetica non ammessa dal disciplinare (Duroc danese). Gli animali, portati al macello prima dell'età minima prevista, sarebbero inoltre stati alimentati con scarti della produzione industriale di pane, pasta, pizza e dolciumi. Tale trattamento degli animali avrebbe portato, in molti casi, a raggiungere un peso medio vivo per partita superiore al massimo consentito, con valori eccessivi anche per quello che riguarda l'indice di massa magra.

Indagati anche i controllori della filiera

La Procura continua a sostenere l'ipotesi dell'associazione a delinquere per gli 8 indagati che nel luglio 2017 erano finiti ai domiciliari. Le pronunce sul caso del Tribunale del Riesame e della Corte di Cassazione non avevano ritenuto provata l'associazione, ma per la Procura sono stati raccolti successivamente elementi (comprese intercettazioni) in grado di dimostrare il vincolo associativo. Oggi a carico degli oltre cento indagati sono ipotizzati a vario titolo anche altri reati: dal falso in atto pubblico all'omessa denuncia. Indagati nell'inchiesta anche i controllori, tra cui quattro veterinari dipendenti del servizio sanitario regionale: uno per concorso nella frode, uno per aver falsamente attestato durante un controllo in un allevamento che non erano state rilevate infrazioni, due per aver rivelato notizie riservate sulle indagini. Indagati due ispettori del consorzio di tutela per omessa denuncia della frode su una partita in cui la data di inizio stagionatura era alterata. Indagato anche un ufficiale di Pg dei carabinieri (non in servizio a Pordenone) accusato di aver rivelato ad alcuni degli indagati notizie riservate sull'attività investigativa.

Ipotizzate truffe per ottenere contributi Ue

La Procura ipotizza anche truffe per ottenere un contributo previsto dal piano di sviluppo rurale della Comunità europea di 400mila euro, e per incassare un ulteriore contributo di 520mila euro. Scoperti anche reati di natura fiscale e ambientale. I reati sono stati contestati a 62 persone - tutti della filiera produttiva, di controllo e sanitaria - a 25 imprese ed a 16 posizioni stralciate ad altre procure. L'inchiesta è parallela a quella della Procura di Torino che ha fatto emergere le medesime ipotesi di reato in relazione alla Dop Prosciutto di Parma. Le condotte contestate riguardano anche la commercializzazione di carne di suino con la certificazione di qualità regionale "Aqua", il cui disciplinare di produzione è analogo a quello del prosciutto di San Daniele.

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