Migranti, Amnesty accusa Italia e Ue: complici di violazioni in Libia

(Ansa)
3' di lettura

L’ong attacca i Paesi europei: “Attraverso il rafforzamento della Guardia Costiera Libica si espongono le persone alle violazioni dei diritti umani”. L'organizzazione fornisce anche alcuni dati: tra giugno e luglio 2018, 721 tra rifugiati e migranti sono morti in mare

Amnesty International accusa l'Italia, Malta e l'Europa di essere "collusi con i libici" e di usare come "moneta di scambio le vite dei migranti". "Tra il diavolo e il mare blu profondo. I fallimenti dell'Europa su rifugiati e migranti nel Mediterraneo centrale" è il titolo di un rapporto di 27 pagine in cui Amnesty sostiene che soltanto fra giugno e luglio siano morte più di 721 persone in mare, mette in evidenza le nuove politiche italiane che hanno lasciato le persone bloccate in mare per giorni e analizza come i paesi dell'Unione europea stiano cospirando per contenere rifugiati e migranti in Libia, dove sono esposti a torture e abusi.

Sotto accusa le politiche italiane

Nel rapporto, Amnesty descrive i casi recenti che hanno coinvolto navi di ong e le politiche di chiusura dei porti messe in atto dal governo, con il supporto del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Si cita anche il salvataggio di Josefa e il recupero da parte della ong Proactiva di due corpi su un relitto abbandonato dalla Guardia Costiera libica, avvenuto lo scorso 17 luglio, e il caso della Asso Ventotto, con il respingimento di oltre 100 persone verso la Libia del 30 luglio.

I dati: aumento dei morti e dei detenuti in Libia

Nel giorno in cui il premier italiano Giuseppe Conte ha detto in conferenza stampa di voler “evitare che il Mediterraneo sia il cimitero dei migranti”, l’organizzazione scrive nel suo rapporto che, tra giugno e luglio 2018, 721 tra rifugiati e migranti sono morti in mare. Nello stesso periodo il tasso di mortalità di coloro che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo partendo dalla Libia è aumentato a 1 su 16 rispetto all'1 su 64 dei primi cinque mesi dell'anno. Contro un calo degli sbarchi in Italia, si registra dunque l’aumento dei morti in mare, oltre all’esponenziale crescita dei numeri degli internati nei centri di detenzione libici: dai 4.400 di marzo ai 10.000 di fine luglio (compresi 2.000 fra donne e bambini), scrive l’organizzazione. "Virtualmente - scrive Amnesty - sono tutte persone intercettate in mare e riportate in Libia dalla Guardia costiera libica che è equipaggiata, addestrata e supportata da governi europei".

Possibile: “Ennesima conferma di collusione con la Libia”

"L'ennesima, drammatica, conferma arriva dal rapporto di Amnesty International: l'Italia è corresponsabile dell'aumento di morti in mare che hanno macchiato di sangue il Mediterraneo dall'inizio del 2018”, ha dichiarato Andrea Maestri, esponente di Possibile, commentando le cifre fornite dalla organizzazione non governativa. “Il dossier evidenzia anche, come diciamo da tempo, che il governo italiano è colluso con la Libia per gli internamenti nei centri di detenzione in cui vengono fatti a pezzi i basilari diritti umani. Una vergogna di fronte a cui non si deve tacere".

Leggi tutto
Prossimo articolo

SCELTI PER TE

    Aggiungi Sky TG24 al tuo Homescreen

    Clicca l'icona e seleziona

    "Aggiungi a Schermata Home"

    Aggiungi Sky TG24 al tuo Homescreen

    Clicca l'icona e seleziona

    "Aggiungi a Home"