Strage Bologna. Bonafede: tutti gli atti pubblici, verità un obbligo

3' di lettura

A 38 anni dall'esplosione che ha ucciso 85 persone e ne ha ferite oltre 200, il ministro della Giustizia accusa: "C'è uno Stato che è rimasto in silenzio". Il premier Conte: ricerca verità a fianco dei parenti. Mattarella: "Restano zone d'ombra"

Sono passati 38 anni da quando, la mattina del 2 agosto 1980, un’esplosione alla stazione centrale di Bologna ha ucciso 85 persone e ne ha ferite oltre 200 (FOTO). Anche se ci sono state delle condannate in definitiva, i mandanti restano ignoti. E proprio sulla ricerca della verità, nell’anniversario della strage, si è concentrato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: "C'è un obbligo morale prima ancora che politico che ci guida: giungere ad una verità certa, libera da zone grigie e sospetti". "C'è uno Stato che per 38 anni è rimasto in silenzio", ha poi accusato il ministro, "negligente e non ha voluto fare luce su verità inconfessabili su cui bisogna accendere un faro". Bonafede è il primo titolare del dicastero della Giustizia che partecipa alle commemorazioni della strage, nessuno prima di lui l'aveva mai fatto.

Bonafede su decretazione: andremo in fondo

Bonafede, parlando alle famiglie delle vittime, ha poi spiegato che "la direttiva del 2014 per desecretare gli atti è rimasta lettera morta nei fatti. Quei pochi documenti versati nell'archivio di Stato sono frammentari, disorganici. Abbiamo letto le proposte delle associazioni che chiedono una vera attuazione e c'è una base di lavoro condivisibile e concretizzata". Il governo, ha aggiunto "ha chiesto al coordinatore dell'attività di versamento degli atti sulle stragi degli anni 70 e 80 di ripartire presto e con nuovo piglio, con la promessa che si arrivi fino in fondo".

Mattarella: restano zone d'ombra. Fico: no a Stato senza verità

Anche per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, occorre trovare la verità. "I processi giudiziari sono giunti fino alle condanne degli esecutori, delineando la matrice neofascista dell'attentato", ha ricordato. Ma, ha spiegato il capo dello Stato, "le sentenze hanno anche individuato complicità e gravissimi depistaggi. Ancora restano zone d'ombra da illuminare". Gli fa eco la presidente del Senato Casellati: "Non ci possono essere zone d’ombra, a partire dalla ricerca di tutti i colpevoli di tutte le connivenze". Mentre il presidente della Camera, Roberto Fico, da Bologna spiega: "Il messaggio è che lo Stato c'è, ci deve essere al 100% e non come spesso è accaduto in questi 30 anni. Uno Stato che crea difficoltà nella ricerca della verità è uno Stato che non mi rappresenta e che non voglio", ha detto. Fico ha anche condiviso l'ultimo tratto del corteo che ha sfilato lungo le vie della città per arrivare nel piazzale davanti alla stazione dove deflagrò la bomba.

Conte: ricercare la verità, lo dobbiamo a loro e a tutti noi

Dopo le parole delle più alte cariche dello Stato, arrivano anche quelle del premier Giuseppe Conte: "Bologna, #2agosto 1980. Il pensiero va alle 85 vittime della strage di 38 anni fa e ai familiari che attendono ancora risposte. Saremo sempre al loro fianco nella ricerca della verità. Lo dobbiamo a loro e a noi tutti", ha scritto su Twitter.

Data ultima modifica 02 agosto 2018 ore 12:30

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