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Amianto, nel 2017 morti in aumento: sono seimila

Il tetto ricoperto di amianto della fabbrica Eco-x di Pomezia dopo l'incendio del 2017 (Ansa)
3' di lettura

Un milione i siti contaminati, sia privati che pubblici, 40 milioni le tonnellate da bonificare. Questi i numeri contenuti nel “Libro Bianco delle morti di amianto in Italia”, presentato a Roma dall'Osservatorio Nazionale Amianto (Ona). Trend in aumento dagli anni '80

Seimila morti nel 2017, ancora 40 milioni di tonnellate da bonificare e circa un milione i siti contaminati, sia edifici privati che pubblici. Questi i numeri dell’amianto presentati nel “Libro Bianco delle morti di amianto in Italia”, presentato a Roma dall'Osservatorio Nazionale Amianto (Ona). Secondo il rapporto, "il trend è in aumento dalla fine degli anni '80 e continuerà nei prossimi anni, con un picco previsto nel 2025-2030".

La situazione in Italia

Delle migliaia di morti per l’amianto, 3.600 sono state causate da tumore polmonare, 1.800 da mesotelioma (un tumore raro che nasce in torace, addome, cuore e testicoli) e 600 per asbestosi (una malattia polmonare cronica). Sono dati in aumento: nel 2000 i decessi per mesotelioma erano 1.124, quelli per tumore polmonare 2.200. "Si tratta di una strage silenziosa, che nei prossimi dieci anni potrebbe portare a più di 60mila morti", ha spiegato all'Ansa Ezio Bonanni, presidente dell'Ona e autore del rapporto. "La causa del trend in crescita è la maggiore esposizione e i lunghi tempi di latenza, che variano dai 33 ai 38 anni", ha spiegato. L'amianto provoca anche i tumori della laringe, dello stomaco e del colon. Le fibre provocano danni respiratori anche quando non insorge il cancro, con patologie come placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie.

Nel mondo

Nel resto del mondo i decessi sono stati 107mila per mesoteliomi, tumori del polmone e asbestosi. L'amianto è stato bandito solo da 62 Stati, tra cui Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone, Honduras, Islanda, Kuwait, Norvegia, Seychelles e Uruguay, oltre a quelli dell'Unione Europea. Ma la produzione mondiale di amianto è ancora superiore a 2 milioni di tonnellate ogni anno.

I luoghi

Il materiale cancerogeno in Italia è ancora presente in numerosi edifici privati e pubblici, tra cui 2.400 scuole, 250 ospedali e mille tra biblioteche ed edifici culturali. Circa 50mila i siti industriali. Riveste inoltre circa 300mila chilometri di tubature della rete idrica, inclusi gli allacciamenti: la maggior parte è stata realizzata prima del 1992, quando l'amianto veniva utilizzato in tutte le attività edili e costruttive.

Tre tipi di prevenzione

Per risolvere la situazione, l'Osservatorio Nazionale Amianto distingue e suggerisce tre tipi di prevenzione: la primaria consiste nella bonifica, ristrutturazione e ammodernamento dei siti e delle strutture, comprese quelle industriali (per cui si potrebbero usare i fondi strutturali europei, detrazioni e incentivi fiscali, credito di imposta nella misura del 75% in favore degli imprenditori e dei privati). La prevenzione secondaria, che consiste nella sorveglianza sanitaria, diagnosi precoce e terapia tempestiva, unita alla ricerca scientifica; e una prevenzione terziaria, che consiste nella raccolta di dati epidemiologici per fotografare l'impatto dell'amianto sulla salute umana. L’Ona propone poi di creare un fondo per le vittime dell’amianto, gestito dallo Stato o da una fondazione, con risarcimento immediato delle vittime senza azione giudiziaria e cessione del credito allo Stato.

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