Capo ultrà della Juventus a processo per tentata estorsione

La curva della Juventus (Foto: archivio)
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Secondo le indagini, avrebbe minacciato il titolare di un'agenzia di eventi sportivi per avere i biglietti delle partite in via preferenziale

Chiedeva biglietti della partite esigendo una “corsia preferenziale” rispetto ai normali canali di acquisto. Il capo dei Viking, il gruppo ultrà della Juventus, è stato rinviato a giudizio assieme ad altri due tifosi della curva bianconera perché, stando ad un'inchiesta del pm di Milano Enrico Pavone, avrebbe minacciato il titolare di una società milanese di eventi sportivi per costringerlo a dargli i tagliandi dei match della 'vecchia signora' senza seguire le regole.

Le minacce all'agenzia di eventi sportivi

Il capo ultrà è già stato arrestato lo scorso dicembre perché deve scontare una pena di 13 anni e 11 mesi ed è stato condannato anche per tentato omicidio. Sarebbe entrato nel punto vendita biglietti assieme agli altri due imputati e avrebbe detto: “Bello alto qui, sai come brucia facilmente?”. Nel maggio dello scorso anno, poi, sempre per intimidire il titolare della società avrebbe fatto riferimento a “questi calabresi di Corsico”, comune dell'hinterland milanese.

I biglietti stampati erroneamente

Stando all'inchiesta, la prima condotta intimidatoria nei confronti del titolare del punto vendita sarebbe avvenuta a fine aprile 2015 per la partita di Champions Juve-Real, dopo che la presunta vittima della tentata estorsione aveva dovuto annullare, per ragioni tecniche, l'emissione di 250 biglietti. I tre sarebbero entrati nel locale per “ottenere” dall'uomo “i biglietti che erano stati erroneamente stampati” e poi annullati. In quel caso il capo dei Viking, secondo la Procura, avrebbe affermato facendo riferimento al negozio: “sai come brucia facilmente?”. E gli altri due con la loro presenza avrebbero, in sostanza, dato “sicurezza” al capo ultrà.

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