Nuovo stadio della Roma, nove arresti: anche politici e imprenditori

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Sei persone sono in carcere e tre ai domiciliari: tra loro il vicepresidente del Consiglio Regionale, Adriano Palozzi, e il presidente di Acea, Luca Lanzalone. L’indagine su "condotte corruttive" nel progetto, che potrebbe essere bloccato. La AS Roma non è coinvolta

Il nuovo stadio della Roma rischia di bloccarsi nell'inchiesta della Procura di Roma che ha portato all’arresto di nove persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 16. Al centro dell’indagine una presunta corruzione nell'ambito della variante del progetto licenziato nel febbraio dello scorso anno col taglio del 50% delle cubature rispetto al progetto iniziale. In carcere sono finiti il costruttore Luca Parnasi e i suoi collaboratori Luca Caporilli, Simone Contasta, Naboor Zaffiri, Gianluca Talone e Gianluca Mangosi. Ai domiciliari invece Adriano Palozzi, vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di Forza Italia, Michele Civita, ex assessore regionale del Pd, Luca Lanzalone, presidente di Acea e consulente per M5S sullo stadio. Tra gli indagati, anche il capogruppo del M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara.

L'inchiesta

L'inchiesta riguarda il progetto modificato e approdato poi in conferenza dei servizi con l'abbattimento delle cubature rispetto al piano originario. In particolare, secondo l'accusa, Parnasi, che acquistò i terreni che dovrebbero ospitare lo stadio, foraggiava i politici e pubblici ufficiali con un metodo corruttivo che gli inquirenti definiscono come "asset di impresa". Secondo i magistrati, l'imprenditore avrebbe promesso a Luca Lanzalone consulenze per il suo studio legale pari a circa 100mila euro e avrebbe garantito il suo aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio a Roma. All'ex assessore regionale del Pd, Michele Civita, in cambio dell'asservimento della sua funzione, il gruppo Parnasi avrebbe promesso l'assunzione del figlio in una delle società. Per l'attuale vicepresidente della Consiglio Regionale, Adriano Palozzi, Parnasi avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25 mila euro. Infine l'attuale capogruppo M5S, Paolo Ferrara, avrebbe ottenuto da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia. E proprio questa inchiesta potrebbe portare allo stop dell'intero progetto modificato, per il quale a metà luglio sarebbe prevista la delibera da inviare alla Regione Lazio per l'ok definitivo.

Raggi, Toninelli e Di Maio: "Chi ha sbagliato pagherà"

"Chi ha sbagliato pagherà, noi siamo dalla parte della legalità - ha detto la sindaca Virginia Raggi - Aspettiamo di leggere le carte". La prima cittadina, hanno precisato gli inquirenti, non c'entra nulla con l'indagine e gli atti del Comune non sono oggetto del procedimento. Raggi, dopo che nella bufera è finito anche il presidente di Acea Luca Lanzalone, ha convocato in Campidoglio l'ad Stefano Donnarumma: la sindaca avrebbe sollecitato una rapida soluzione per la governance dell'azienda e non si esclude possano arrivare le dimissioni dello stesso Lanzalone dalla carica. Intervenuto anche il ministro delle Infrastrutture Toninelli, che ha voluto ricordare che grazie alla battaglia del M5s "la colata di cemento che doveva cadere a norma del primo progetto del Pd, di cui lo stadio era solo una minima parte, è stata enormemente limitata e questo è un successo". E ha aggiunto: "Noi siamo del M5s: chiunque abbia sbagliato deve pagare". D'accordo con le parole di Toninelli anche il leader del M5s, Luigi Di Maio: "Ho contattato subito i probiviri del Movimento e ho detto di accertare tutto quello che c'è sulle persone che potrebbero essere coinvolte in questa cosa. E, per quanto mi riguarda, come abbiamo sempre dimostrato, chi sbaglia paga. E mi permetto di dire che se le accuse verso queste persone, non solo del Movimento ma in generale, dovessero esser provate, questo dimostrerebbe come la gente si rovina la vita pur avendo delle posizioni di tutto rispetto". 

Martina: fatto pesantissimo

Intanto, dal Pd arriva il commento del segretario reggente Martina, che definisce gli arresti un fatto "pesantissimo dal punto di vista dell'amministrazione capitolina". Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha invece sottolineato come "l'amministrazione regionale ha condotto la Conferenza dei servizi in modo tecnicamente corretto e trasparente. Nessun dirigente o funzionario regionale è stato oggetto delle misure adottate dagli uffici giudiziari".

Pallotta: "Risolveremo tutto"

"La Roma non fatto nulla di male, siamo stati trasparenti: non vedo perchè il progetto stadio si debba fermare, tutti lo vogliono e si deve andare avanti. Risolveremo tutto", ha detto invece il presidente della Roma James Pallotta. "Se ho sentito Parnasi? Non credo che in cella si possano usare i telefonini".

L'altra indagine sullo stadio

Oltre alla vicenda emersa oggi, un altro procedimento riguardante lo stadio è già arrivato al dibattimento. Si tratta dell'indagine sui terreni per bancarotta per distrazione e omesso pagamento dell'Iva, reati per cui sono stati rinviati a giudizio quattro ex amministratori della Sais, società già proprietaria dell'area sul quale dovrebbe sorgere lo stadio, e della "Ippodromo di Tor di Valle", società che gestiva il galoppatoio. Secondo la procura, il contratto di affitto del terreno fu oggetto di una serie di distrazioni da parte della società locataria, in danno dei creditori delle due società, poi fallite. Sotto processo sono finiti gli imprenditori Gaetano e Umberto Papalia, già presidente e componente del cda della Ippodromo Tor di Valle, costituita nel 2008 per la gestione del galoppatoio e fallita nel giugno 2013, nonché soci e detentori del capitale della Sais (fallita nel 2014), Umberto Ciccozzi, liquidatore della Ippodromo Tor di Valle, e Michele Saggese, ex amministratore unico della Sais.

Data ultima modifica 13 giugno 2018 ore 19:50

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