Badante si appropria del patrimonio di incapace: sequestrati 2,3 mln

Le indagini della Guardia di Finanza sono durate oltre un anno (archivio Ansa)
3' di lettura

La procura di Termini Imerese ha disposto misure cautelari per una donna, suo figlio e un avvocato. Alla morte dell'anziano, la collaboratrice domestica ha ricevuto in eredità la nuda proprietà di 31 immobili e 450mila euro

Avrebbero circuito un anziano e il figlio disabile dell'uomo riuscendo ad appropriarsi di un patrimonio milionario. Questa l'accusa rivolta a una badante, a suo figlio e a un avvocato dalla Procura di Termini Imerese, che ha disposto un sequestro preventivo di 2,3 milioni di euro.

Circonvenzione di incapace

Secondo quanto ricostruito nel corso dell'indagine durata oltre un anno, la collaboratrice domestica ha svolto le funzioni di badante nei confronti del padre del disabile. Alla morte dell'anziano, la signora ha ricevuto in eredità la nuda proprietà di 31 immobili (di cui 11 fabbricati) e 450.000 euro. La rimanente parte di eredità è stata invece assegnata al figlio dell'anziano, disabile e non in grado di percepire il reale valore dei beni, circostanza, questa, che è stata dimostrata dalle consulenze tecniche disposte dalla Procura della Repubblica.

Le misure cautelari contro i tre

Il gip del Tribunale di Termini Imerese ha quindi disposto per la donna, il figlio e il legale il divieto di dimora a Misilmeri e il divieto di avvicinarsi alla persona offesa. Inoltre, è stato eseguito il sequestro preventivo di beni degli indagati per un importo pari a 2,3 mln di euro che costituisce il profitto dei reati di ricettazione e circonvenzione di incapace.

Il raggiro 

E' sulla debolezza del figlio dell'anziano che si sarebbe basato il piano dei tre indagati che avrebbero approfittato della condizione di disabilità dell'erede per fargli credere che la badante fosse in realtà la sua compagna. Un presunto raggiro che avrebbe trovato la complicità del figlio della donna e dell'avvocato, nonché la compiacenza di un impiegato di banca. In questo modo, la badante sarebbe riuscita a farsi donare 2,3 milioni derivanti dalla dismissione di alcune polizze assicurative a suo tempo stipulate dall'anziano padre a favore esclusivo del figlio disabile.

Il denaro in una società estera

Una volta sbloccati i fondi assicurativi, il denaro sarebbe stato affidato a una neocostituita società ungherese, avente come unico socio proprio la collaboratrice domestica. Quando i tre complici hanno avuto il sospetto di un'indagine nei loro confronti, sarebbero corsi ai ripari assumendo degli insegnanti che potessero "istruire" la persona disabile e colmare, almeno in parte, il deficit cognitivo in cui versa. Secondo gli inquirenti, il maldestro piano avrebbe avuto come scopo quello di far apparire le donazioni del malcapitato come pienamente coscienti e volontarie. Il piano sarebbe poi stato svelato dalle indagini condotte tramite accertamenti bancari, intercettazioni telefoniche e ambientali, e interrogatori di persone in grado di riferire. Elementi che hanno permesso ai finanzieri di ricostruire con esattezza il quadro probatorio a carico dei tre.

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