Tangenti al Galeazzi e al Pini di Milano: 6 arresti. Coinvolti primari

L'ospedale Galeazzi (a sinistra) e l'ospedale Pini (Fotogramma)
5' di lettura

I medici, due dell'ospedale Pini e due del Galeazzi, e un direttore sanitario sono ai domiciliari. In carcere il titolare di un'azienda che avrebbe incassato circa 3 milioni e mezzo di euro grazie alle corruzioni

Due primari e il direttore sanitario dell'ospedale Pini di Milano, e due primari del Galeazzi, sono stati arrestati per corruzione, ai domiciliari, nell'ambito di un'inchiesta sulla sanità milanese. In carcere è finito invece un imprenditore, Tommaso Brenicci. L'ospedale Galeazzi in una nota ha dichiarato la propria estraneità alla vicenda ed esprime piena fiducia nella magistratura.

Tangenti nella sanità

In particolare, l'inchiesta riguarda alcuni dipositivi, tra cui protesi ortopediche, che sarebbero state introdotte dai medici negli ospedali in cambio di denaro e favori di altro genere. Un'indagine che si è sviluppata da quella che, l'anno scorso, aveva portato all'arresto del primario del Cto-Pini Norberto Confalonieri.

Chi sono le persone arrestate

I destinatari degli arresti domiciliari sono, per l'Istituto Ortopedico Pini-Cto, Paola Navone, direttore sanitario, Giorgio Maria Calori, responsabile dell'unità operativa di Chirurgia ortopedica riparativa e Carmine Cucciniello, direttore dell'Unità di ortopedia correttiva. Per il Galeazzi, invece, Lorenzo Drago, direttore laboratorio analisi, e Carlo Luca Romanò, responsabile di chirurgia ricostruttiva. Tommaso Brenicci, titolare di una società di Monza specializzate nel settore sanitario, è invece in carcere.

Cesti da 100 euro e stage per la figlia

Secondo quanto si legge nell’ordinanza del gip, Paola Navone avrebbe ottenuto dall’imprenditore Brenicci la promessa di uno stage per la figlia, un cesto di Natale da 1000 euro e il pagamento spese per un congresso a Parigi e uno in Alto Adige. Il tutto per introdurre al Cto-Pini un dispositivo per la diagnosi di infezioni articolari commercializzato dallo stesso titolare d’azienda con una società riferibile anche a due dei primari arrestati. "Il Pini è l'ospedale più facile del mondo! (...) perché non ci sono gare - diceva Brenicci non sapendo di essere intercettato - se sei amico di un chirurgo usi i prodotti che vuole, cioè è tutto libero, tutto libero!".

I regali e i prestiti

Nell’ordinanza anche le parole di Giorgio Maria Calori, che alla la moglie che lo rimprovera per una borsa di lusso che le ha regalato - "evidenziando la necessità di essere parchi e limitare le proprie spese voluttuarie" - fa capire "come si trattasse di un regalo ricevuto" da lui da altre persone. Ma di lui parla anche Brenicci, lamentandosi perché il chirurgo gli aveva chiesto "150mila euro in prestito (...) perché è un po' in difficoltà deve pagare il mutuo della casa, porca t.... (...) gliene regalerò 20-30 dico (...) se inizio a dargli i soldi poi te ne chiede altri (...) ha comprato sta casa da 330 metri ed ha speso 600mila euro per metterla a posto (...) prendono il marmo, il parquet a 500 euro al metro".

La finta infezione

Inoltre, dice in un’intercettazione Cucciniello, Calori avrebbe paventato a un "facoltoso paziente l'esistenza di una grave infezione" che, se non curata, avrebbe portato "all'amputazione di un piede" per "manifestare la necessità di procedere ad un'operazione" in una clinica di Milano dove "operava privatamente", anche se l'infezione non c'era. L'approccio "interventista" di Calori, spiega il gip, "emerge, nitidamente, dalla conversazione intercorsa il 9 marzo del 2017" all'interno di un'auto tra l'imprenditore Brenicci e Cucciniello. Per quest'ultimo, Calori era un "delinquente vero" anche per via, chiarisce il giudice, "di alcune scelte mediche condizionate dal crescente bisogno di denaro e dalle contingenti difficoltà finanziarie in cui versava". Un altro medico, però, stando al racconto di Cucciniello, smentì al paziente l'esistenza di quell'infezione.

Al Pini il protocollo anticorruzione dal 2016

"Presenteremo presto un progetto di legge per razionalizzare il sistema dei controlli sia all'interno che nelle società collegate alla nostra Regione, perché credo che episodi di questo genere non possano e non debbano più ripetersi", ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana, precisando che la misura potrebbe arrivare entro il mese di maggio. “Forse si dovrà creare un unico organismo per evitare che ci siano troppe frammentazioni e sovrapposizioni di competenze - ha aggiunto Fontana - Un organismo unico con più competenze e forza che possa guardare a tutti gli ambiti della Regione”. Anche se al Gaetano Pini qualcosa è già stato fatto: dall'aprile 2016 è stato adottato un protocollo in base al quale se non si usano protesi ortopediche previste da una gara d'appalto, i medici devono fare una dichiarazione di infungibilità che deve essere autorizzata dal direttore di struttura complessa e dal direttore dell'ortopedia.

Le indagini sulle protesi

L'indagine che ha portato agli arresti di oggi nasce da uno sviluppo di quella che un anno fa aveva portato agli arresti un altro primario del Pini-Cto, Norberto Confalonieri, rinviato a giudizio il 19 marzo scorso con l'accusa di avere favorito due multinazionali nella fornitura di protesi in cambio di soldi e altre utilità e di avere effettuato interventi inutili per assecondare gli interessi delle due aziende. Secondo il procuratore, il primario avrebbe incassato denaro, quasi 19 mila euro, e altre utilità, per favorire l'acquisto di circa 360 protesi di due multinazionali sanitarie, che avrebbe poi impiantato ai pazienti provocando danni fisici a tre di loro. In particolare, a Confalonieri è stato contestato di avere causato, durante le operazioni chirurgiche, lesioni dolose ad una donna di 91 anni e lesioni colpose ad altri due pazienti. Dagli atti dell'indagine, erano emerse intercettazioni nelle quali il luminare di ortopedia parlava anche di un femore rotto ad un'anziana per "allenarsi" in vista di un intervento in regime privato.

La difesa del primario

Accuse da cui, però, il primario si era difeso già dopo l'arresto sostenendo di non essere "né un mostro né un money maker" e che, come ha ripetuto ancora durante le dichiarazioni spontanee rese il 19 marzo, con quella "frase infelice, sconveniente e inopportuna (...) mi lamentavo dei problemi della giornata lavorativa, con interlocutori non addetti al lavoro". E poi, ha ribadito il medico, non c'è "nessuna prova" e "neppure nessun provento del reato" e "nessun prezzo della corruzione".

Data ultima modifica 13 aprile 2018 ore 21:15

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