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Terrorismo, scoperta in Italia la rete dell'attentatore di Berlino

4' di lettura

Sono cinque le persone arrestate durante un'operazione antiterrorismo della Polizia, tra Roma e Latina, riconducibili alla rete di Anis Amri, l'autore della strage al mercatino di Natale, ucciso a Sesto San Giovanni (Milano) il 23 dicembre del 2016

Cinque persone - quattro cittadini tunisini e un sedicente palestinese - sono state arrestate in un’operazione antiterrorismo della polizia di Stato. Il blitz contro la presunta rete italiana di Anis Amri, l'attentatore di Berlino ucciso durante un controllo di una pattuglia a Sesto San Giovanni (Milano) il 23 dicembre del 2016. Gli arresti sono avvenuti tra Latina e Roma. Una ventina le persone indagate. "Si è evitato che dalla fase di radicalizzazione si sfociasse in una attività terroristica", ha detto il pm della Capitale Sergio Colaiocco, titolare dell'inchiesta. E ha aggiunto: "Non c'è alcun elemento concreto che facesse pensare alla preparazione di un attentato, ma ci sono elementi che fanno pensare che si stessero preparando a questo".

Le accuse

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti delle cinque persone, riconducibili alla rete di relazioni intrattenute in Italia da Amri, è stata eseguita dagli agenti della Direzione centrale della polizia di prevenzione e dai colleghi delle Digos di Roma e Latina. I reati contestati sono “auto-addestramento e attività con finalità di terrorismo internazionale” e “associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina”. Gli indagati, che gravitano tutti nel territorio del Lazio e in particolare a Latina, sono stati monitorati dopo l'attentato di Berlino e l'uccisione di Amri. "Avevano diversi livelli di radicalizzazione" ma "frequentavano gli stessi ambienti", hanno spiegato gli investigatori. E ancora: "Abbiamo individuato tutte le pedine che si trovavano nel Lazio che avevano un collegamento con Amri, anche se non diretto. Non siamo in presenza di lupi solitari, ma tra di loro c'erano diversi radicalizzati". Oltre agli arresti, sono state svolte una serie di perquisizioni nelle case degli indagati e in alcuni locali nelle province di Latina, Roma, Caserta, Napoli, Matera e Viterbo.

Gli arrestati

Tra gli arrestati ci sarebbe anche un complice di Amri: secondo gli investigatori avrebbe dovuto procurare falsi documenti di identità al terrorista, dopo l'attentato in Germania, per permettergli di lasciare l'Italia e andare all'estero. In manette anche un 38enne sedicente cittadino palestinese: attualmente in carcere per stupefacenti, sarebbe legato da "consolidati rapporti di amicizia" con un cittadino tunisino, residente a Latina, noto per le sue posizioni radicali e individuato come uno dei contatti di Amri. I due, secondo una nota della Digos, "si erano spesso lasciati andare a considerazioni incentrate su visioni radicali dell'Islam, connotate da una marcata ostilità per gli occidentali e i relativi costumi, utilizzando, tra le altre, espressioni del tipo 'tagliare la gola e i genitali' riferite agli 'infedeli'". L'uomo è accusato di auto-addestramento con finalità di terrorismo. Gli altri provvedimenti cautelari riguardano cittadini tunisini - di 32, 52, 29 e 30 anni - accusati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: avrebbero fatto entrare illegalmente in Italia un centinaio di migranti a cui fornivano i documenti falsi per poter proseguire verso altri Paesi europei.

Il tablet e l'auto-addestramento

Nella casa romana del 38enne sedicente palestinese, oltre a un consistente quantitativo di eroina, è stato trovato un tablet la cui analisi ha fatto emergere la sua attività di auto-addestramento attraverso la visione "compulsiva" di video di propaganda riconducibili al terrorismo islamico e altri riguardanti l'uso e l'acquisto sul "deepweb" di armi da fuoco, tra cui fucili e lanciarazzi, camion o pickup. Tra i 31 video trovati sul tablet, anche filmati sul Califfato in Siria e comunicati dello Stato Islamico.

La strage nel 2016

Nella strage del 19 dicembre 2016 ai mercatini natalizi di Berlino - con un tir lanciato da Amri sulla folla - morirono 12 persone, tra cui la 31enne italiana Fabrizia Di Lorenzo, e una cinquantina rimasero ferite. Qualche giorno dopo, all'alba del 23 dicembre, Amri fu fermato per un normale controllo di identificazione davanti alla stazione di Sesto San Giovanni: quando due agenti gli chiesero i documenti, lui estrasse una pistola dallo zainetto e iniziò a sparare ma fu colpito da un poliziotto e ucciso.

Attentato Berlino
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Data ultima modifica 29 marzo 2018 ore 13:14

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