Censis, in Italia c’è ripresa ma aumenta il rancore sociale

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Secondo l’istituto di ricerca socio-economica, gli italiani temono molto il declassamento e credono poco nella possibilità di migliorare la loro condizione. Una convinzione presente anche in quasi il 70% dei Millennials

In Italia si registra una ripresa economica che però non basta ad arginare il rancore sociale, che risulta in aumento. È quanto emerge dal cinquantunesimo rapporto annuale Censis secondo il quale "non si è distribuito il dividendo della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore".

Paura del declassamento

Secondo l’istituto di ricerca socio-economica italiano "persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura: il rimpicciolimento demografico del Paese, la povertà del capitale umano immigrato e la polarizzazione dell'occupazione che penalizza l'ex ceto medio". Dinamiche che allarmano una fetta di popolazione crescente nella quale "la paura del declassamento è diventata il nuovo fantasma sociale". Dal rapporto del Censis, infatti, emerge che il 71,5% del ceto popolare pensa che sia facile scivolare nella scala sociale, così come il 65,4% del ceto medio e il 62,1% dei più abbienti. Una tendenza che è confermata dalla sfiducia nella possibilità di migliorare la propria situazione di cui sono convinti l'87,3% degli italiani appartenenti al ceto popolare, l'83,5% del ceto medio e il 71,4% del ceto benestante. Il Censis ha registrato questo pessimismo anche nel 69,3% Millenianls per i quali l'ascesa sociale è "molto difficile". 

Aumenta la diffidenza verso il diverso

La mancanza di fiducia nel futuro, secondo il Censis, ha tra gli effetti una maggiore diffidenza nei confronti degli "altri". Così l'immigrazione evoca sentimenti negativi nel 59% degli italiani, con valori più marcati quando si scende nella scala sociale con il 72% delle casalinghe che vivono negativamente il fenomeno, così come il 71% dei disoccupati e il 63% degli operai. Un altro dato che emerge dal rapporto è che il 66,2% dei genitori italiani si dichiara contrario all’eventualità che la propria figlia sposi una persona di religione islamica e il 41,4% che si leghi a un immigrato. Ma differenze culturali e di fede non sono le uniche ad essere osteggiate: il 48,1% delle mamme e dei papà sono contrari a un’unione con una persona più anziana di vent'anni, il 42,4% con una dello stesso sesso, il 26,8% con una persona che ha già figli, il 26% con qualcuno con un livello di istruzione inferiore e il 14,1% con una con una condizione economica più bassa. 

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