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Quattro comuni sciolti per mafia, c'è anche Gioia Tauro

Vista dell'area portuale di Gioia Tauro (Getty Images)
3' di lettura

Gli enti si trovano in provincia di Reggio Calabria e Caserta. La delibera di Palazzo Chigi è arrivata per "accertati condizionamenti dell'attività amministrativa da parte della criminalità organizzata"

Quattro comuni, tre in provincia di Reggio Calabria, uno nel Casertano, sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. La decisione è stata presa giovedì mattina dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Interno, Marco Minniti.

I quattro comuni sciolti

I comuni oggetto del provvedimento sono San Felice a Cancello, in provincia di Caserta, Laureana di Borrello, Bova Marina e Gioia Tauro, tutti e tre in provincia di Reggio Calabria. Lo scioglimento – si legge nel comunicato stampa del Cdm, riunitosi sotto la presidenza del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti – è stato deliberato "per accertati condizionamenti dell'attività amministrativa da parte della criminalità organizzata". I quattro enti erano già stati sciolti per motivi amministrativi e – come ricorda sempre Palazzo Chigi – la loro gestione verrà affidata ad apposite Commissioni.

A Gioia Tauro non si vota

Per Gioia Tauro si tratta del terzo scioglimento dopo i precedenti di inizio anni Novanta e tra 2007 e 2008. E proprio qui e a Laureana di Borrello – altro centro della Piana, tristemente nota anche per episodi legati alla 'ndrangheta – non si andrà al voto come invece previsto il prossimo 11 giugno. Entrambi i comuni erano stati commissariati in via ordinaria dopo le dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali.

La 'ndrangheta in comune

A Gioia Tauro il sindaco Giuseppe Pedà era stato costretto a lasciare il 23 dicembre 2016 costringendo il prefetto a nominare un commissario. Dopo l'arrivo di quest'ultimo, erano partite due inchieste antimafia che avevano portato all'arresto del dirigente dell'ufficio tecnico comunale Angela Nicoletta e dei parenti di alcuni ex amministratori locali. L'inchiesta "Cumbertazione", in particolare, aveva visto coinvolte numerose imprese accusate di aver manipolato gare d'appalto nella Piana e in Calabria. Situazione simile a Laureana di Borrello (per cui si tratta del primo sciglimento di questo genere), dove il commissario prefettizio era arrivato dopo le dimissioni del consiglio comunale a causa di un'inchiesta che aveva portato in carcere l'ex assessore Vincenzo Lainà, ritenuto dalla Dda di Reggio il riferimento politico della cosca Lamari. Anche a Bova Marina, il terzo comune calabrese, lo scioglimento trova la sua origine in un'inchiesta dell'autorità giudiziaria: a finire ai domiciliari il sindaco Vincenzo Crupi.


La nota dei 5 Stelle

“Lo scioglimento del Comune di Gioia Tauro dimostra la fondatezza delle perplessità sulla gestione dell'ente che più volte avevamo espresso alla Prefettura di Reggio Calabria”. Ad affermarlo sono i parlamentari del Movimento 5 Stelle della Calabria, tra cui Dalila Nesci. “Si chiude, dunque, una brutta pagina per Gioia Tauro, luogo strategico per lo sviluppo sostenibile dell'intera regione – si legge in una nota – lo Stato dovrà fare la parte più importante, intensificando i controlli e investendo risorse per il lavoro e la cultura della legalità".

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