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Censis, italiani più digitali. Ma città poco vivibili

1' di lettura

Secondo la ricerca "Per le teknoCittà", cresce il numero dei cittadini con una connessione a Internet, di chi fa il pendolare e di chi conosce i vantaggi della raccolta differenziata. Cresce però il numero di chi è insoddisfatto del proprio Comune

di Isabella Fantigrossi

Le connessioni domestiche a Internet sono in aumento, negli ultimi cinque anni c'è stato un boom dei pendolari e più di due terzi degli abitanti dichiara di conoscere i vantaggi della raccolta differenziata, ma cresce anche il numero di chi si dice insoddisfatto della propria città. Questo il quadro che emerge dal rapporto "Per le teknoCittà" realizzato dal Censis e dalla Rur (Rete urbana delle rappresentanze) e presentato il 13 dicembre a Roma in occasione di "Municipium 2012".

Cittadini sempre più tecnologici - Nei centri urbani con più di 10 mila abitanti, secondo lo studio, si diffondono sempre più le nuove tecnologie. Il 66,2% degli abitanti ha una connessione a Internet con l'Adsl, mentre il 44,4% ne possiede una wi-fi. Inoltre nelle città del Nord Italia, l'8,7% delle case è connesso alla rete in fibra ottica (percentuale che al Sud scende all'1,4%). E grazie alle nuove tecnologie cambiano gli stili di vita. Il 24,8% degli italiani che vivono in città controlla on-line il conto bancario (ancora il 37,9% lo fa recandosi allo sportello bancario mentre il 9,8% per mezzo del bancomat). Mentre sono sempre meno gli italiani che si recano alle Poste per semplici operazioni: il 48% ha una domiciliazione bancaria per le bollette. Per ritirare, invece, raccomandate e pacchi, restano tanti quelli costretti a recarsi in Posta: tra i cittadini che nell'ultimo anno hanno ricevuto una raccomandata o un pacco, il 62% si è dovuto muovere almeno una volta su quattro, il 26% la metà delle volte e il 12% sempre. "Spesso le nostre città – fa notare la ricerca - non sembrano riuscire a garantire ai propri utenti adeguati standard di vivibilità".

Boom dei pendolari – Sul fronte della mobilità, poi, negli ultimi cinque anni i pendolari, cioè i maggiori di 14 anni che si spostano per motivi di studio o lavoro, sono in forte aumento. Nel 2007 i pendolari erano 13 milioni e 149 mila (il 22,2% della popolazione italiana con più di 14 anni), oggi invece la quota è salita a 14 milioni e 195 mila (il 23,4%). Questo aumento, però, secondo il rapporto, rende ancora più critico lo storico ritardo dell'Italia sul fronte dell'organizzazione della mobilità urbana e regionale e ancora più urgente l'introduzione di misure a sostegno del pendolarismo. Lo ha testimoniato proprio in questi giorni il caos scoppiato nelle stazioni ferroviarie lombarde a causa del malfunzionamento del sistema informatico della Trenord.  

Raccolta differenziata - Nei centri urbani, inoltre, cresce fra gli italiani la consapevolezza dei vantaggi della raccolta differenziata dei rifiuti: più di due terzi (pari al 67,5%) dichiara di aver ricevuto adeguate informazioni e di conoscere le regole di base (il 20% non ha ancora le idee chiare mentre il 12,5% si dichiara del tutto disinformato). Nonostante ciò, ancora il 30% dei residenti nelle città del Sud Italia sostiene che nel proprio quartiere on esiste la raccolta differenziata.

Città poco vivibili - Insomma, gli italiani sono più digitali ed ecologici, ma i Comuni non rispondono pienamente alle loro esigenze. La maggioranza dei cittadini, infatti, considera buona o accettabile la vivibilità della propria città ma la quota degli insoddisfatti dal 2008 a oggi è di molto salita (dal 15,9% al 18,5%). I giudizi, in particolare, peggiorano tra i giovani: un quarto degli intervistati sotto i 29 anni (23,4%) giudica insufficiente o pessimo il livello di vivibilità delle nostre città, mentre quattro anni fa la percentuale era del 17,8%. L'insoddisfazione più elevata si registra nelle grandi città e al Sud. Tanto è vero che la prospettiva di cambiare città è allettante per molti. Il 37,8% degli italiani che vivono in città è attratto dall'idea di vivere in un’altra realtà urbana, anche all’estero. Nella fascia d’età 30-44 anni si registra la disponibilità a trasferirsi di ben il 55% dei cittadini e tra i giovani (18-29 anni) si arriva al 69%. Come dire: o l'Italia sta al passo degli italiani o saranno gli italiani a trasferirsi.

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