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Parità di genere, strada in salita

1' di lettura

Commissione regionale compie 30 anni, Sardegna in chiaroscuro

di ROBERTO MURGIA

Trent'anni di lavoro della Commissione regionale per le Pari opportunità tra uomini e donne e un obiettivo ancora lontano: quello dell'uguale dignità sociale richiamato dall'articolo 3 della Costituzione. Il nodo, emerso con forza oggi in occasione della celebrazione, nell'Aula dell'Assemblea sarda, di un percorso iniziato nel 1989, è sempre lo stesso: se non si è nei posti dove si decide l'impronta resterà sempre maschile, troppe poche donne siedono sulle poltrone del potere. Un dato di fatto citato all'inizio dei lavori dallo stesso presidente del Consiglio regionale Michele Pais.

"Le pari opportunità devono essere ancora raggiunte sia nel mondo del lavoro che in politica", ha chiarito. Soprattutto sul secondo fronte. Il massimo rappresentante dell'Assemblea ha parlato con dati alla mano. "La politica non è donna e non lo è mai stata: nelle 16 legislature regionali, su un totale di 1.174 eletti, le donne - ha ricordato Pais - sono state solo 69. Nell'ultima tornata si votava con la doppia preferenza di genere, ma ne sono state elette solo 8 su 60". E su questi aspetti ha puntato la stessa presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, nel suo messaggio di saluto letto in Aula dalla presidente della commissione Pari opportunità Annalisa Lai: "Le statistiche sulla presenza femminile nelle posizioni di leadership testimoniano ancora oggi l'esistenza di un pregiudizio sociale radicato".

All'iniziativa hanno partecipato donne che ricoprono ruoli importanti nel mondo dell'Università, delle forze dell'ordine, della giustizia. Ma anche dell'editoria e del mondo dell'informazione, con la testimonianza delle colleghe dell'associazione Giulia giornaliste Sardegna, realtà nuova per l'Isola ma già affermata sul piano del riconoscimento dei diritti, attiva nelle battaglie per eliminare ogni forma di discriminazione, contro gli stereotipi, attenta al linguaggio di genere e all'immagine, spesso stravolta, che i media restituiscono alle donne. Maria Pelagatti, procuratrice della Repubblica di Cagliari, è la prova di quel cambiamento che sì, c'è stato, ma non per tutte. "E' necessario accentuare il ruolo delle donne - ha detto convinta - se fossero meglio rappresentate avremmo una società migliore, per tutti. E in questo percorso anche gli uomini devono fare la loro parte".

Un'altra donna che ce l'ha fatta è Alessandra Zedda, assessora del Lavoro e vicepresidente della Regione. "In questa legislatura c'è il maggior numero di elette dirette, cioè non inserite in alcun listino. Tuttavia - ha ammesso - c'è ancora tanto da fare". Lia Serreli, direttrice generale del gruppo L'Unione Sarda, ha raccontato la sua esperienza: "nel nostro gruppo - ha sottolineato - la parte manageriale è rappresentata quasi completamente da donne, quindi anche nelle scelte le donne hanno voce in capitolo". E gli uomini come reagiscono a questa nuova stagione di rivendicazioni. "Quando si parla di questioni di genere - ha denunciato l'avvocata ed ex consigliera regionale Anna Maria Busia - c'è disinteresse da parte dei maschi, e questo è preoccupante. La situazione infatti è drammatica, sia sul fronte del lavoro che su quello della violenza: sono ben 836 le donne uccise dal 2012 al 2016".

Avere il coraggio di crescere e combattere, fare lobby, indipendentemente dal ruolo e dal pensiero politico, è il motto della rettrice dell'Università di Cagliari, Maria Del Zompo. "Ma è importante anche promuovere politiche ad hoc a favore della donna - ha aggiunto - in Ateneo l'abbiamo fatto perché quasi il 70% dei ricercatori è di genere maschile". Più donne, quindi, nei posti di potere. Per questo l'auspicio finale nell'emiciclo di via Roma non poteva che essere 'politico': il prossimo presidente della Giunta regionale sia una governatrice. "I tempi sono maturi - ha chiarito la consigliera della Lega Annalisa Mele - per eleggere una donna".

Data ultima modifica 28 ottobre 2019 ore 18:48

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