COVID, il punto in Valle d'Aosta

Valle D'Aosta
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Meno contagi, ma ancora 5 decessi. Attesa per lunedì apertura ospedale da campo dell'esercito

   Continuano a diminuire i contagiati dal coronavirus in Valle d'Aosta, ma i decessi non si fermano: ancora 5 nelle ultime 24 ore. Sono solo 44 nuovi positivi su 282 persone sottoposte a tampone. Il numero totale si abbassa ancora (-70) e si attesta a 1.613. L'arretramento dell'epidemia nelle regione alpina è confermato oggi dal rapporto settimanale della Fondazione Gimbe che rileva un miglioramento della situazione dei contagi Covid-19 rapportati alla popolazione secondo la fondazione Gimbe. Nel periodo 18-24 novembre sono stati 1.406 i casi positivi su 100 mila abitanti, pur rimanendo al di sopra della media nazionale di 1.323. Mentre, sempre su 100 mila abitanti, sono 1.603 i casi testati. Il rapporto tra casi testati e positivi è del 33,4 per cento.
    Ancora secondo la fondazione i posti letto in area medica occupati da pazienti Covid-19 rappresentano il 68%, mentre quelli in terapia intensiva sono il 38%.
    E proprio dal fronte ospedaliero inizia ad arrivare qualche segnale positivo: la quantità dei ricoverati è in arretramento, 128 contro i 137 di ieri. Ma in rianimazione i pazienti aumentano: ora sono 17.
    La situazione dovrebbe alleggerirsi ulteriormente entro la prossima settimana. Lunedì entrerà in funzione l'ospedale da campo allestito dall'esercito con 20 posti letto per le degenze e due per l'eventuale necessità di terapia intensiva in emergenza. Vi lavoreranno un direttore sanitario, cinque medici, dieci infermieri, quattordici operatori sanitari, tutti appartenenti all'Esercito italiano.
    "Oltre all'importanza di avere a disposizione questa struttura - spiega il commissario Usl, Angelo Michele Pescarmona - è fondamentale, per noi, che il personale impiegato nell'ospedale da campo è fornito dalle Forze Armate. In questo modo il Parini può impiegare le proprie risorse in altre attività legate al ripristino dei reparti e alla riattivazione di quelle che si occupano di patologie non-covid, che hanno diminuito e rallentato pur non essendo mai state completamente chiuse".
   

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